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HAIR & BEAUTY | DONNA & UOMO

Ritornano i barbieri e le barberie

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Chi ha un po' vissuto come il sottoscritto potrebbe disegnare un grafico di tutti i passaggi che la categoria dei barbieri ha subito. Partiamo dagli anni '30: il barbiere del paese, con la sua bottega in piazza, era il punto di riferimento per gli uomini di tutte le età. Passare da "Peppino" (per fare un nome a caso) era una tappa d’obbligo, indipendentemente dal bisogno di barba o capelli. Era un punto di incontro per discutere dei temi locali, sport, politica o anche solo per leggere un giornale, oltre a ritirare il famoso calendarietto profumato con donnine nude. Molti erano i clienti che in quegli anni abitualmente facevano la barba, anche giornalmente. Una rasatura, un massaggio al viso con una crema dopo barba rendeva felice il cliente che usciva sbarbato e profumato.

Con l’evento dei rasoi elettrici questa abitudine cambia; l'uomo comincia a farsi da solo la barba in casa e abbandona l’abitudine del rituale quotidiano. Questo ha portato ad una diminuzione della frequenza e una certa crisi per il barbiere, anche perche’ con gli anni '60 e la moda introdotta dai Beatles dei capelli lunghi c'è sempre meno bisogno del taglio di capelli; il cliente diventa autonomo e basta uno shampoo per soddisfare i bisogni. Molti fra i giovani arrivano a fare anche la coda di cavallo.

Molti negozi di barbiere, per mancanza di clienti, chiudono mentre altri, più attivi fanno corsi di formazione per diventare parrucchieri unisex, per uomo e donna, in modo da incentivare il lavoro. Tutto questo abusivamente, in quanto la legge ancora non permetteva l'unisex. Dopo qualche tempo, per le istanze di mercato, un decreto ministeriale vara una legge uniformando le due categorie, prima separate con licenze diverse, e introducendo l’unisex: tutti i parrucchieri ritornano così necessariamente a scuola sia per l’uomo che per la donna in cerca di qualifica.

La legge "Bersani" toglie infine le cosiddette distanze minime per le attività commerciali, permettendo la presenza di negozi dello stesso settore e con lo stesso servizio anche uno accanto all’altro. Faccio un esempio: il mio negozio aperto dal 1963 a Milano, allora unico in zona via Vincenzo Monti, vede oggi nell’arco di 200 metri, la presenza di altri 7 negozi di parrucchiere ed estetica, quasi tutti alimentati da miei ex dipendenti, che approfittano di questa liberalizzazione di licenze. E' vero che la concorrenza migliora le prestazioni, ma quando questa è ecessiva uccide la categoria. Si perde così anche l'opportunità della vendita dell'attività, in quanto chiunque può facilmente aprire un proprio negozio.

Quello che ora mi interessa raccontare riguarda le novità che è possibile riscontrare in questa attività negli ultimi mesi in tutte le grandi città. La "Proraso", nota azienda di prodotti per la barba, ha finanziato una campagna pubblicitaria per promuovere, oltre al prodotto, anche un servizio in franchising per l'attività di barbiere. Questo ha stimolato iniziative per l'aperture di nuovi negozi di barberia con un nuovo know-how. Si tratta di riconvertire i vecchi servizi alle nuove tendenze, con negozi che richiamano il vecchio stile; gli operatori sono giovani, ragazzi e ragazze di bell'aspetto ma anche adeguatamente formati per un nuovo servizi di barba e capelli.

L'innovazione cavalca la moda della barba, oggi adottata da quasi tutti gli uomini e in modo particolarmente creativo dai giovani, che ne declinano le variabili di lunghezza e colore, con disegni, ricami e volumi in assetti sempre nuovi ed innovativi. Così che anche i giovani, come i loro nonni, tornano a frequentare le barberie, dove i nuovi professionisti della barba avranno l'abilità di creare lo stile adatto ad ognuno. Per chi invece non porta la barba si propone il rito della rasatura, con masaggi e panni caldi.

Da non trascurare l'indotto rappresentato dai prodotti e accessori specifici per la rasatura e la cura della barba, dalle spazzole alle creme e alle profumazioni.

Queste intelligenti iniziative porteranno nuova linfa ad un settore in crisi: dopo la diffusione del modello di negozio unisex, l'uomo ora potrà avere uno spazio dedicato totalmente a lui e alle sue esigenze.

 

Alfredo Rubertelli