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Cosa dovrà inventare il parrucchiere per chiudere

il bilancio in attivo a fine anno?

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Il periodo è difficile per tutti i settori in Italia ma per noi parrucchieri le risorse per fare azienda e riuscire a pagare tutte le spese è diventato veramente difficile se non impossibile. Cito alcuni dei motivi più importanti.

1) Siamo soggetti ad una gravosissima fiscalità e se l'IVA andrà al 22% sarà ancora peggio.

2) I servizi sempre più frequenti a domicilio e in nero aumentano ogni giorno, in particola modo quando si chiude un negozio o si licenzia un dipendente. I dipendenti, che hanno acquisito nella struttura un portafoglio clienti, con mail e numeri di telefono, in mancanza di occupazione praticano i servizi a domicilio.

3) La più grande concorrenza è prodotta dalle aziende di settore che con battage pubblicitario su televisioni e giornali promuovono i servizi “fai da te”. Le stesse aziende che riforniscono i negozi di parrucchiere ne rappresentano poi il concorrente principale, con spot pubblicitari e pagine di giornali che reclamizzano gli stessi prodotti in vendita nei negozi, incluse le informazioni tecniche su colori, shampoo, creme, ecc., col vantaggio dei prezzi legati alla grande distribuzione. In un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, la cliente sfrutta volentieri questa possibilità di risparmio, accontentandosi dei risultati qualitativamente inferiori a quelli dei servizi forniti dal parrucchiere. Da sottolineare anche la circostanza per cui le stesse grandi aziende utilizzano come testimonial proprio i parrucchieri per acquisire credibilità.

4) I costi di gestione sono cresciuti; ci si domanda come facciano a sopravvivere i tanti negozi italiani e cinesi che praticano listini prezzi impossibili.

5) La fiscalità che si racconta evasa dai parrucchieri se è vera, rappresenta un fenomeno assolutamente marginale. Questo soprattutto quando si parla di aziende con più dipendenti; una società di capitale deve avere un bilancio positivo, altrimenti deve effettuare finanziamenti, e ciò può essere confermato da qualunque serio commercialista. Tutto ciò costringe a fiscalizzare in quanto, a maggior ragione con il calo di lavoro, non coprirebbe le spese di bilancio. Se l’IVA poi aumenterà al 22% la situazione peggiorerà in quanto per noi è compresa nel listino prezzi.


Nonostante tutte queste difficoltà, rimane la passione per questo splendido mestiere, e questo è il motivo principale per il quale molte attività rimangono in piedi. E’ necessario tuttavia che si tenti di risolvere le problematiche più che subirle e lamentarsi, ad esempio sollecitando un maggior controllo alle autorità competenti sul lavoro nero e sulle attività illegali; organizzando cooperative per la produzione e la distribuzione dei materiali, analogamente a quanto avviene per il cibo, per contrastare la grande distribuzione, collaborando infine fra colleghi per far sentire la nostra voce.


Alfredo Rubertelli