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HAIR & BEAUTY | DONNA & UOMO

 La donna: ieri, oggi e domani 

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Evelyn De Morgan

Arianna a Nasso, 1877

 

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Maria Callas (Medea) nel film diretto da Pasolini, 1970

 

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Gustave Doré, Dante e Beatrice, 1850

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Miss Billington durante una dimostrazione a Westminster, 1912

 

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Meryl Streep nel film Il diavolo veste Prada, 2006

Già dai tempi antichi, e ancora oggi in molte culture, la libertà e le scelte della donna erano affidate  al capofamiglia, il quale arrogava a sè il diritto di decidere del destino di tutti i componenti della famiglia. Persino la cultura era prerogativa maschile e veniva negata alla donna, così da poterla facilmente controllare e sottomettere. Facevano eccezione le etère dell'antica Grecia, cortigiane colte e raffinate, le uniche che potevano svolgere relazioni sociali.

Col progredire della società il ruolo della donna rimane strettamente subordinato a quello dell'uomo, ed alimenta i due opposti stereotipi della donna salvifica, come Arianna o Beatrice, o dannatrice, come Elena o Medea. Sempre comunque a servizio dell'uomo, angelo o demone, musa o tentatrice, sono veramente poche le donne che hanno potuto emergere nel campo dell'arte e della cultura: la matematica Ipazia (che pagò con la vita la propria indipendenza), la poetessa Saffo, le pittrici Sofonisba Anguissola e Artemisia Gentileschi, Madame Curie, per fare alcuni esempi, ma l'elenco è poco più ampio. Nel campo della politica posso citare, a memoria,  Matilde di Canossa ed Elisabetta I.

Bisogna attendere il XIX secolo per vedere i primi passi verso l'emancipazione femminile: il movimento delle suffragette nacque nel Regno Unito nel 1869 e in Italia solo nel 1946 si ottenne il voto per le donne.

Nell'iconografia tramandata è ricorrente l'immagine della donna tentatrice, da Eva in poi, nella quale fra l'altro la capigliatura è indentificata come strumento di seduzione: non a caso viene imposto il velo dalle religioni (la stessa immagine della Madonna è velata) e non a caso il capello corto, introdotto da Coco Chanel, stilista rivoluzionaria e indipendente, può essere letto come un gesto di emancipazione e di affrancamento da un ruolo meramente seduttivo.

Nel mondo occidentale, oggi,  la donna ha finalmente conquistato, almeno sulla carta, la parità e dimostra in tutti i campi pari abilità dell'uomo. Non stupisce più vedere donne capi di stato o d'azienda e, a parte alcune situazioni di degrado sociale, l'uomo non la considera più un "bene" a propria disposizione. Anche l'istituzione della dote, il patrimonio portato dalle spose al marito, che passava direttamente dalla famiglia di origine al marito, è caduto definitivamente in disuso.

La donna in carriera ha cambiato il suo aspetto nello spazio di alcuni anni: in un primo tempo il suo look era ispirato al modello maschile, con giacca-tailleur e camicia abbottonata con fiocco, capelli raccolti. Oggi, invece, accade spesso di vedere dirigenti e donne di potere con tacchi alti e scollatura: la donna ha quindi recuperato, a proprio beneficio, quegli strumenti di sensualità e seduzione che aveva rinnegato al momento della conquista dell'indipendenza.

Nel gioco dell'intercambiabilità dei ruoli, una prerogativa rimane di dominio esclusivo della donna: la maternità, giocoforza rinviata ad una età più matura, per esigenze di studio e di carriera. Non si esclude tuttavia, per il futuro, un inversione di tendenza, con un recupero di priorità del ruolo di madre anche in età più giovane, rispetto alle esigenze di affermazione sociale e di carriera.

  

Alfredo Rubertelli