rubertelli

HAIR & BEAUTY | DONNA & UOMO

Grido d'allarme degli artigiani

Descrizione immagine

Faceva l'estetista in casa propria senza alcuna licenza, 100.000 € di multa.

La guardia di finanza di Cecina ha scoperto un giro d'affari da 500,00 € al giorno con servizi abusivi: manicure e ricostruzione delle unghie delle clienti in casa, dove la titolare aveva allestito un laboratorio tra pentole e cucina senza versare un centesimo al fisco.

In una giornata riusciva a guadagnare a 500 €, soldi che entravano per intero nelle sue tasche.

Per questa estetista l'attività abusiva è andata a vele spiegate fino a quando alla sua porta ha bussato una agente in borghese delle fiamme gialle.

Una agente della GdF, accompagnata da una collega si è fatta sistemare le unghie, pagando alla fine del servizio 50 € per un lavoro di 20 minuti e senza ricevere alcuna ricevuta.

A quel punto sono partiti i controlli fiscali sulla professionista abusiva.

La guardia di finanza vicino a Roma ha ricostruito un giro d'affari dal settembre 2010 al maggio 2013 pari a 150.000 €.

In un solo giorno riusciva a ricevere anche 10 clienti, come raccontava mentre le faceva le mani ignorando di parlare con una agente della guardia di finanza.
La "soffiata" alle fiamme gialle era già arrivata nella scorsa primavera, da parte delle sue colleghe che esercitavano legalmente l'attività nei loro negozi allo stesso prezzo, pagando però regolarmente le tasse.

L'estetista abusiva ha dovuto sborsare una ammenda di oltre 90.000 € per il mancato tributo all'erario, oltre a 10.000 € di multa per l'esercizio abusivo dell'attività di estetista.

Questo è soltanto un esempio; lo stesso fenomeno lo ritroviamo in ogni città italiana, non solo per quanto riguarda la manicure ma spesso anche per il servizio di parrucchiere, che coinvolge un elevato numero di clienti i quali fruiscono di servizi presso la propria abitazione con le medesime procedure illegali.

L'abusivismo nel settore parrucchiere ed estetica secondo le indagini supera il 30% e, fatta eccezione per questo caso citato, rimane impunito anche se le fiamme gialle ne sono perfettamente a conoscenza. Noi negozianti, con il costo alle stelle delle nostre gestioni, perdiamo i clienti per concorrenza sleale, proprio da parte di chi ha lavorato nei nostri negozi e che, al momento di licenziarsi, si è appropriato dei nominativi e ha contattato i clienti per esercitare il lavoro "in nero".

Spero che questo esempio possa essere l'inizio per contrastare questo fenomeno.

E' necessario rendere note queste forme di abusivismo, magari con una campagna sui clienti invitandoli a non favorire questi comportamenti illegali. Si dovrebbe ripulire il mercato da queste irregolarità, che vanno dall'artigiano che lavora in casa a quello che esercita il servizio a domicilio, o ai centri cinesi, nei quali il personale lavora sottocosto, tutti comportamenti che creano danno all'erario per il mancato introito e alla professionalità di chi esercita il lavoro nella legalità.

 

Alfredo Rubertelli