Salon Donna, giugno 2016

 

La seduzione:

il fascino di una donna in un collo da cigno

 

Un punto di forza della seduzione femminile si trova più in alto rispetto ai canonici riferimenti: un collo lungo e aggraziato come quello di un cigno è infatti uno dei maggiori elementi di fascino, un canone di bellezza che può battere altri punti di forza sui quali tradizionalmente cadono gli occhi maschili, quali le gambe o il décelleté.

Basta una rassegna alle icone del mondo dell'arte e delle celebrità che vantano questa particolarità per rendersi conto della sua importanza: le modelle di Amedeo Modigliani, nei primi del Novecento sono senza dubbio le più famose, ma già nei tempi antichi possiamo trovare Nefertiti, nel celebre busto di terracotta oggi conservata al Neues Museum di Berlino (1345 a.C. circa) e la Madonna dal collo lungo di Parmigianino degli Uffizi (1540 circa). In tempi recenti riconosciamo donne-cigno in Audrey Hepburn e Marella Agnelli, nel celebre ritratto di Richard Avedon del 1953.

Molte donne oggi ignorano che vi sono punti di forza di bellezza e seduzione al di là degli stereotipi oggi diffusi e predominanti; basterebbe analizzare con lucidità le proprie peculiarità personali, le caratteristiche e proporzioni del proprio aspetto. La tendenza oggi suggerisce il modello della eterna ragazzina e molte donne seguono questo trend al posto di crearsi un proprio stile. La vera eleganza passa attraverso il riconoscimento e la cura dei propri limiti, difetti e pregi; ogni età ed ogni personalità ha un proprio campo di azione nel quale esprimere eleganza.

Le giuste proporzioni dei dettagli in relazione all'insieme sono da sempre un canone di bellezza a cui possiamo facilmente ricorrere: portare una lunga capigliatura quando le proporzioni di statura e corporatura non sono adatte è un errore ricorrente. Scoprire il collo, con capelli corti o raccolti è un modo per esaltare un elemento che può costituire un punto di forza: il collo è un dettaglio di grande sensualità oltre che di stile e se esibito invita l'uomo a baciarlo e accarezzarlo. Oggi invece la donna, nascosta da capelli troppo lunghi per la propria età o per la propria altezza, penalizza sia il suo stile che il suo portamento e si rende goffa e sproporzionata. Il capello lungo sciolto sulle spalle rende le donne tutte uguali e, contrariamente a quanto si ritiene, non le rende femminili e sensuali.

Il consiglio è quindi quello di scoprire il collo e farne strumento di seduzione e stile, di armonia di proporzioni e portamento.

 

Alfredo Rubertelli

Estetique

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Depilazione inguine 

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da valutare

Etica & Estetica


“La bellezza salverà il mondo”

Questo lo slogan voluto da Alfredo Rubertelli per l’inaugurazione del suo salone di bellezza completamente ristrutturato a Milano e che  diventa il primo in Italia completamente eco-compatibile.

Un progetto che guarda lontano e con un preciso obiettivo: diventare un esempio da seguire per sostenere attività e diffondere comportamenti con una coscienza ecologica, tema di primaria urgenza ed importanza.

Da qui la partnership con fornitori che si adottano un approccio eco-responsabile. Tale approccio permea ogni stadio del processo di ricerca, attraverso la creazione di ingredienti efficaci ed eco-compatibili nonché ogni tappa della filiera produttiva sino al termine del ciclo di vita del prodotto.

Dalla collaborazione con Maletti Group nasce  la prima linea di mobili per saloni nel settore dell’hair stylist con un basso impatto ambientale:Green First® progettata da Giovannoni Design, uno dei più noti studi di design nel panorama internazionale. Il progetto prende finalmente vita nel Salone Rubertelli Hair&Beuty presente a Milano dal 1963 il quale si dimostra ancora una volta all’avanguardia nello svolgimento della sua attività e  sensibile alle tematiche ecologiche proponendosi di continuare a costruire bellezza e nel contempo contribuire a salvare il mondo.

 

Il primo salone eco-compatibile

I materiali utilizzati sono frutto di una ricerca e di una tecnologia tutta incentrata sull’aspetto ecologico: il legno utilizzato per la produzione proviene da una silvicoltura a km zero ed è certificato FSC e PEFC.

La piegatura avviene con colle in classe E, a bassissimo contenuto di formaldeide. La verniciatura protettiva viene effettuata con vernici ecosostenibili.

I piedi sono in alluminio riciclato e riciclabile al 100%.

Le imbottiture sono realizzate in BIOH®, un poliuretano espanso flessibile composto da polioli di soia e da un quantitativo molto ridotto di materiale non rinnovabile. Il rivestimento è un materiale realizzato con ben l’81% di materiali sostenibili: prodotti naturali per il 30% e materiali riciclati per il 51%; solo il 19% dunque deriva dalla lavorazione del petrolio. I plastificanti sono ottenuti da oli di semi naturali.

Anche gli accessori  sono studiati con i medesimi criteri: nel soffione boccetta del lavatesta è installato un limitatore di portata che permette di ridurre notevolmente l’erogazione dell’acqua. Il sistema consente un risparmio di acqua dal 20 al 70% a seconda della pressone della rete idrica.

L’illuminazione del retro delle specchiere e del retro-lavaggio è realizzato in led, che consentono un notevole risparmio di energia elettrica ed un minor surriscaldamento dell’ambiente; I led a lunga durata diminuiscono inoltre il costo economico e ambientale necessario per la loro sostituzione.

Lo studio degli interni, su progetto dello Studio Nayla e Daniele Renzi, adotta la stessa filosofia di eco-sostenibilità. Ove è stato possibile si sono conservati i materiali originali: il parquet della zona di ingresso, integrato negli spazi di collegamento di scale e disimpegni, mentre è stato introdotto nei reparti tecnici del salone e nelle cabine di estetica un nuovo pavimento in ceramica Active, al biossido di titanio, per abbattere la carica batterica dell’ambiente.

 

Rubertelli Hair&Beauty, dal 1963 

Il marchio Rubertelli nasce nel 1963 con l’apertura del primo storico salone a Milano, in via Vincenzo Monti, grazie alla passione e alle innate doti imprenditoriali dei due fratelli gemelli Alfredo e Antonio Rubertelli.

Nel 1970, mostrando una grande lungimiranza, Alfredo Rubertelli apre a Porto Cervo all’interno del famoso Hotel Cala di Volpe, un avveniristico beauty center, precursore di un trend di grande successo; l’attività fu spostata in seguito alla Marina di Porto Cervo dove venne considerato un’istituzione del luogo punto di passaggio delle personalità che frequentavano questa località.

Col passare degli anni, forte degli indiscutibili successi raggiunti, la famiglia Rubertelli fa delle aperture stagionali in luoghi d’élite un obiettivo prioritario. Courmayeur, La Thuille, Porto Cervo ed i  negozi di Milano rafforzano sempre più l’immagine di un successo consolidato.

Con l’apertura nel 1980 di un nuovo salone a Caracas, in sud America, ad opera del fratello Antonio, il marchio Rubertelli varca i confini nazionali esportando con immutato prestigio tutte le caratteristiche che hanno fatto di questa realtà un grande successo made in Italy.

Oggi Rubertelli è presente a Milano in due sedi, guidate e coordinate da Simone Rubertelli: oltre a via Vincenzo Monti, in via Cosimo del Fante.

Non è un caso se al marchio Rubertelli è associata, con orgoglio, la collocazione geografica.Milano, capitale mondiale di moda e design, rappresenta in senso lato una città-laboratorio dove la ricerca in campo estetico, sedimentata nella grande tradizione artistica italiana, è legata all’artigianato di eccellenza.

Via Monti costituisce una delle principali arterie della prestigiosa zona Magenta, nel centro di Milano, dove storicamente risiede l’alta borghesia imprenditoriale ed intellettuale milanese. In un contesto urbanistico ed architettonico di alto livello, si trovano in questa zona, oltre al cenacolo vinciano, i migliori esempi di architettura del Novecento e di fine Ottocento. A due passi l’edificio della Triennale di Milano, dell’architetto Giovanni Muzio, la torre Branca di Gio Ponti, palazzi liberty e ville di Stacchini, Moretti, Arata, Portaluppi, Ignazio Gardella, Caccia Dominioni e molti altri esponenti della scuola di architettura milanese.

 

Milano, ottobre 2013

2017


2016


 

La donna ieri, oggi e domani

(Salon Donna, maggio 2016)

Quando l'uomo portava la parrucca

(Salon Uomo, maggio 2016)

Qual è l'età più difficile per una donna?

(Salon Donna, febbraio 2016)

Ritornano i barbieri e le barberie

(Salon Uomo, febbraio 2016)

Grido d'allarme degli artigiani

(Salon Donna. gennaio 2016)

2015



Come e’ cambiata la donna

(Salon Donna, settembre 2015)

Uomini, barba e capelli

(Salon Uomo, ottobre 2015)

So Italy - luxury handmade co

(Salon Donna, giugno 2015)


L'unghia, il vero diamante della mano

(Salon Donna, aprile 2015)


l’EXPO e l’Italia leader

(Salon Donna, febbraio 2015)

Ma che barba!

(Salon Uomo, febbraio 2015)


2014



Quanto conta il giudizio dell'uomo?

(Salon Donna, settembre 2014)

Moda Uomo 2015: le sfilate

(Salon Uomo, luglio 2014)

Arte come artigianato

(Salon Donna, giugno 2014)


Finalmente una grande opportunità 

(Salon Uomo, aprile 2014)


La bellezza salverà il mondo

(Salon Donna, marzo 2014)

Parliamo di chignon

(Salon Donna, gennaio 2014)

2013



Il ritorno della messa in piega

(Salon Donna, novembre 2013)

Il Grande Gatsby

(Salon Uomo,maggio 2013)

L'unghia, il vero diamante della mano

Avere mani ben curate è un vero biglietto da visita e le unghie sono senza dubbio la parte più in vista e, per una donna, ora più che mai, visto che è tornata prepotentemente la tendenza allo smalto colorato.

Sulla scorta di una visita al Museo del Violino di Cremona, dove sono esposti gli antichi Stradivari, vengo a conoscenza che la qualità estetica finale di questi preziosissimi strumenti è data proprio dallo smalto di finitura. Tale verniciatura anticamente veniva fatta asciugare per un lungo periodo all'aria, mentre oggi tale processo, proprio come avviene per lo smalto semipermanente, viene accelerato con l'inserimento in forni a raggi UV.

Lo smalto oggi è colorato, indipendentemente dall'età; l'unghia può essere di tutti i colori, addirittura abbinata al colore dell'abito.

Le donne tuttavia ben conoscono le problematiche connesse allo smalto normale, che perde lucentezza, si scheggia facilmente e non tiene la durata. Immaginiamo le difficoltà durante un viaggio in vacanza, o quando si ha poco tempo a disposizione, cosa rappresenta dover riparare o sostituire lo smalto.

Dopo la recente invenzione del gel, che tutte le donne già conoscono, e dei problemi che creano all'unghia (tempi e costi richiesti per l'intervento) ecco finalmente una soluzione innovativa, rappresentata dalla tecnica dello smalto semipermanente. Questo modella l'unghia, mantiene la lucentezza a lungo e crea una prospettiva di allungamento dell'unghia stessa, oltre ad eliminare l'eccessivo impegno di tempo e denaro, e tutto ciò senza nessuna controindicazione.

Che cos'è, e come funziona lo smalto semipermanente a lunga durata?

Si esegue una normale manicure e con vari semplici passaggi si procede all'applicazione di questa tecnologia: opacizzazione dell'unghia mediante un buffer bianco, una specie di limetta gessosa; eliminazione della polvere in eccesso e stesura di una base trasparente; quindi si applicano due mani di smalto del colore scelto e una mano finale di base trasparente, intervallando ognuno di questi passaggi con l'apposizione della mano nel dispositivo a raggi UV.

Per due o tre settimane si ha così la certezza di uno smalto perfetto senza bisogno di interventi ed evitando i soliti disagi di sbecchi, graffi o difetti, senza disagi e imperfezioni nel tempo.

L'asciugatura dello smalto inoltre, che avviene istantaneamente sia nelle mani che nei piedi, non costringe alla solita lunga sosta prima di infilare un paio di scarpe o poter fare operazioni con le mani.

I rischi sono pressoché inesistenti, a patto però che quanto sarà eseguita la rimozione dello smalto semipermanente si adottino particolare cautele; la dermatologa Riccarda Serri, in un'intervista sul giornale "Adnkronos Salute", sostiene che i rischi associati all'asportazione dello smalto possono avere qualche conseguenza se male eseguiti: ad esempio limare in modo esagerato l'unghia per asportare lo smalto, come veniva fatto nella ricostruzione in gel, indebolisce l'unghia stessa.

In conclusione se è vero che lo smalto semipermanente può essere anche fatto da soli con le giuste attrezzature e informazione, è tuttavia consigliabile che sia fatto da mani esperte, che sappiano svolgere tutte le funzioni senza provocare danni.

Tutto ciò per trasformare le unghie in gioielli.

 

Alfredo Rubertelli

L'EXPO e l'Italia leader

Siamo vicini alla piu’ grande manifestazione del momento, l’inaugurazione dell’expo, un'occasione eccezionale per l’italia. Tutti i settori sono coinvolti a livello mondiale: l’arte, la cultura, il turismo ma soprattutto, come tutti sappiamo per la grande pubblicita’ che vediamo, il tema centrale è l’alimentazione, settore nel quale noi italiani siamo leader mondiali.

Non manchera’ anche un coinvolgimento per noi parrucchieri, soprattutto a Milano, ma anche nelle altre mete turistiche o limitrofe che godranno, si auspica, dell'indotto.

Cosa possiamo dire a tutto il mondo che arriverà in Italia? La nostra eccellenza di artigiani dovremo comunicarla dimostrandola, dove sara’ possibile, con il nostro buon gusto, la nostra creatività e professionalità artigianale, la tenacia nel gestire le nostre piccole imprese.

In tutto il mondo noi parrucchieri italiani siamo riconosciuti e apprezzati; il brand Italia esiste in quasi tutto il pianeta e un parrucchiere italiano lo si trova ovunque. Molti negozi sono italo-inglesi, italo-francesi, italo-americani, italo-spagnoli: il "made in Italy" è conosciuto ovunque.

Anche la moda italiana con i nostri grandi stilisti: Valentino, Armani, Prada, Dolce e Gabbana e tanti altri hanno reso la nostra donna ed il nostro uomo i più’ eleganti in assoluto.

Gli stranieri che passano dall’Italia decretano che siamo la popolazione piu’ elegante e piu’ raffinata; anche nella fascia di pubblico di livello medio o basso si nota sempre un dettaglio di eleganza che ci distingue, grazie al buon gusto assimilato dalla nostra cultura, sempre e ovunque circondata dal bello.

In passato erano i francesi a tenere questo primato; nei primi decenni del '900, quando una cosa era bella si diceva che era francese; ora invece, senza dubbio, il primato e’ nostro.

L’arte in generale, il total look, il design: dobbiami avere la consapevolezza che in tutto questo siamo una vera eccellenza che contribuisce a distinguere lo stile italiano.

Questo expo dovrebbe per noi italiani, a fronte di un afflusso previsto di 20 milioni di visitatori, portera’ una nuova economia oltre a consolidare l’immagine italiana, fattori che potrebbe far uscire il nostro paese dalla crisi che tanto penalizza tutti in generale  ma soprattutto noi piccole imprese.

Una grande attesa quindi per l’evento piu’ importante per l’Italia; auguro a tutti buon expo e visitiamola!

 

alfredo rubertelli

 

 


rubertelli

hair & beauty

donna & uomo

dal 1963

 

Milano, via Vincenzo Monti 56

tel. (+39) 02 46 88 45

 

e-mail: rubertelli.a@libero.it

www.rubertelli.it

 

dal martedì al sabato

dalle 10:00 alle 19:00

Tre donne di epoche diverse e il loro modello di comportamento

Sandro Botticelli, Nascita di Venere, 1482-1485 ca., Firenze, Galleria degli Uffizi (dettaglio)

Eleonora Duse (1858-1924)

Louise Brooks (1906-1985)

La donna mitologica del Rinascimento, a fine Quattrocento: la Venere di Botticelli, selvaggia, con i suoi lunghi capelli sciolti che coprono il corpo. Ancora oggi tutte le donne che amano i capelli lunghi e sciolti esprimono un temperamento un po’ selvaggio e imprendibile, sono scompigliate e amano il piacere del vento nei capelli; hanno  un atteggiamento ribelle, primitivo, legato alla natura.


La donna Belle Époque, della fine dell’Ottocento: Eleonora Duse con i suoi capelli lunghi ma sempre raccolti sulle sommita’ della testa. Il volume che alza la statura, slancia il collo, crea un portamento alto e fiero: sicura di sè e sicura di piacere. Ha una apparente aria fragile, angelica ed elegante e nasconde sempre un mistero dietro i suoi capelli raccolti e morbidamente legati.


La donna Art déco, di inizio Novecento: Louis Brooks, moderna icona di bellezza sconvolgente alla quale di ispira Crepax con la sua Valentina. Voluttuosa e minimalista, ambigua e sexy nel suo taglio alla garçonne, che caratterizza il viso evidenziandone i lineamenti. La frangia nasconde la fronte con un gesto voluto, la nuca rasata come se volesse farsi baciare indisturbata dai capelli. Trasgressiva, emancipata, dinamica, moderna, libera da ogni orpello. Alla fine anni Trenta Cocò Chanel si ispiro’ a questo taglio corto  di capelli che valorizzava con i suoi cappellini calati fino all’orecchio e che lasciano  solo intravedere la nuca corta  e le tempie contornate da ghise o basette lisce o ondulate. Tutte le donne di quell’epoca si ispirano a queste due pioniere dello stile e alle quali guardiamo ancora oggi. E' questo solo un aspetto della rivoluzione delle avanguardie che hanno caratterizzato l'inizio del secolo scorso, dall'architettura all'arte e al design, che fece piazza pulita di orpelli e sovrastrutture è inventò nuovi linguaggi. Molte donne sposano ancora oggi questo stile perche’ inconsciamente hanno le caratteristiche sopra citate. Anche gli stilisti di moda, in vari momenti, attingono a queste ispirazioni Liberty e Moderniste per le loro creazioni.


Morale:

Ti senti selvaggia, primitiva? Tieni i  capelli lunghi.

Ti senti fatale, angelica, elegante? Tieni i capelli lunghi e raccolti in uno chignon.

Ti senti trasgressiva, emancipata, dinamica, moderna? Taglia i capelli corti e scopri la nuca.

  

Alfredo Rubertelli

rubertelli

HAIR & BEAUTY | DONNA & UOMO

rubertelli

HAIR & BEAUTY | DONNA & UOMO

Rubertelli, dal 1963 - Foto storiche

Sketch book

rubertelli

HAIR & BEAUTY | DONNA & UOMO

Grafica e comunicazione

 La donna: ieri, oggi e domani 

Evelyn De Morgan

Arianna a Nasso, 1877

 

Maria Callas (Medea) nel film diretto da Pasolini, 1970

 

Gustave Doré, Dante e Beatrice, 1850

Miss Billington durante una dimostrazione a Westminster, 1912

 

Meryl Streep nel film Il diavolo veste Prada, 2006

Già dai tempi antichi, e ancora oggi in molte culture, la libertà e le scelte della donna erano affidate  al capofamiglia, il quale arrogava a sè il diritto di decidere del destino di tutti i componenti della famiglia. Persino la cultura era prerogativa maschile e veniva negata alla donna, così da poterla facilmente controllare e sottomettere. Facevano eccezione le etère dell'antica Grecia, cortigiane colte e raffinate, le uniche che potevano svolgere relazioni sociali.

Col progredire della società il ruolo della donna rimane strettamente subordinato a quello dell'uomo, ed alimenta i due opposti stereotipi della donna salvifica, come Arianna o Beatrice, o dannatrice, come Elena o Medea. Sempre comunque a servizio dell'uomo, angelo o demone, musa o tentatrice, sono veramente poche le donne che hanno potuto emergere nel campo dell'arte e della cultura: la matematica Ipazia (che pagò con la vita la propria indipendenza), la poetessa Saffo, le pittrici Sofonisba Anguissola e Artemisia Gentileschi, Madame Curie, per fare alcuni esempi, ma l'elenco è poco più ampio. Nel campo della politica posso citare, a memoria,  Matilde di Canossa ed Elisabetta I.

Bisogna attendere il XIX secolo per vedere i primi passi verso l'emancipazione femminile: il movimento delle suffragette nacque nel Regno Unito nel 1869 e in Italia solo nel 1946 si ottenne il voto per le donne.

Nell'iconografia tramandata è ricorrente l'immagine della donna tentatrice, da Eva in poi, nella quale fra l'altro la capigliatura è indentificata come strumento di seduzione: non a caso viene imposto il velo dalle religioni (la stessa immagine della Madonna è velata) e non a caso il capello corto, introdotto da Coco Chanel, stilista rivoluzionaria e indipendente, può essere letto come un gesto di emancipazione e di affrancamento da un ruolo meramente seduttivo.

Nel mondo occidentale, oggi,  la donna ha finalmente conquistato, almeno sulla carta, la parità e dimostra in tutti i campi pari abilità dell'uomo. Non stupisce più vedere donne capi di stato o d'azienda e, a parte alcune situazioni di degrado sociale, l'uomo non la considera più un "bene" a propria disposizione. Anche l'istituzione della dote, il patrimonio portato dalle spose al marito, che passava direttamente dalla famiglia di origine al marito, è caduto definitivamente in disuso.

La donna in carriera ha cambiato il suo aspetto nello spazio di alcuni anni: in un primo tempo il suo look era ispirato al modello maschile, con giacca-tailleur e camicia abbottonata con fiocco, capelli raccolti. Oggi, invece, accade spesso di vedere dirigenti e donne di potere con tacchi alti e scollatura: la donna ha quindi recuperato, a proprio beneficio, quegli strumenti di sensualità e seduzione che aveva rinnegato al momento della conquista dell'indipendenza.

Nel gioco dell'intercambiabilità dei ruoli, una prerogativa rimane di dominio esclusivo della donna: la maternità, giocoforza rinviata ad una età più matura, per esigenze di studio e di carriera. Non si esclude tuttavia, per il futuro, un inversione di tendenza, con un recupero di priorità del ruolo di madre anche in età più giovane, rispetto alle esigenze di affermazione sociale e di carriera.

  

Alfredo Rubertelli

rubertelli

HAIR & BEAUTY | DONNA & UOMO

Qual'è l'età più difficile per una donna?

Faye Dunaway nei panni della terribile 

Joan Crawford nel film del 1981

Il salone del parrucchiere è un salotto dove è possibile leggere nei comportamenti delle clienti aspetti nascosti e inespressi quando si accingono ai nostri servizi.

La cliente soddisfatta del servizio esterna in modo evidente il suo stato e questo succede quando è in buona armonia con se stessa; se ha un carattere estroverso lo manifesta in modo eclatante, gratificando il parrucchiere e alimentandone la sua passione per la propria professione. In questo comportamento concorrono non solo la professionalità e la creatività di un servizio ma anche fattori esterni legati alla vita privata della cliente, a un momento particolare o semplicemente ad un carattere gioviale ed equilibrato.

Purtroppo non sempre è così. Un buon servizio non rende automaticamente soddisfatta una donna; spesso intervengono fattori esterni legati a problemi personali, insuccessi nella sua vita pubblica o privata, aspettative che esulano dalla reale possibilità di intervento del parrucchiere.

La donna problematica è inconsciamente apatica e poco coinvolta nel servizio prestato; solo al termine del lavoro manifesta una ingiustificata insoddisfazione senza evidenti motivazioni. Il parrucchiere più esperto sa interpretare questo stato d'animo e, se ha abbastanza esperienza e sensibilità, interviene durante il servizio a tamponare il malessere al suo insorgere. E' noto l'aspetto confidenziale che si instaura fra parrucchiere e cliente dopo un certo periodo di frequenza, basandosi tale rapporto su un contatto fisico diretto (la manipolazione di capelli e testa). Proprio facendo leva su questo aspetto, è possibile stimolare sulla cliente un coinvolgimento.

L'insoddisfazione che spesso registriamo è relativo spesso ad una tipologia di donna con un'età variabile fra i 40 e 50 o anche, se portati bene, 60 anni. Parliamo quindi di una donna ancora bella e attraente, curata e con molte aspettative. Si tratta anche di una donna rimasta sola, con figli grandi e spesso separata dal marito, che le ha preferito una donna più giovane. Questa donna non trova facilmente un'alternativa e si ritrova in una affannosa ricerca di un un nuovo amore. Nel perseguire questo obiettivo si impegna al mantenimento di un aspetto giovane: palestra, cure estetiche, chirurgia estetica, parrucchiere e abbigliamento spesso uguale a quello delle proprie figlie. Nonostante ciò, se non vuole restare sola, si deve adattare ad un uomo più anziano e abbandonare l'idea del coetaneo che si rivolge piuttosto alle donne più giovani.

Noi parrucchieri riceviamo le confidenze di questi insuccessi e cogliamo disagi e malumori; se siamo bravi, durante il nostro servizio di parrucchiere, possiamo far si che le insoddisfazioni, trovato sfogo nella conversazione, non pregiudichino il giudizio finale del nostro lavoro.

Il disagio della donna di questa fascia di età ha varie sfaccettature. Per alcune la valvola di sfogo è rappresenta dal lavoro e dalla carriera, al quale si dedicano nevroticamente. Altre, per non cadere in depressione, instaurano un rapporta morboso con amiche aventi le stesse caratteristiche; quando va meglio gli interessi sono di tipo culturali o a scopo benefico; diversamente l'interesse è rappresentato dallo shopping terapeutico e compulsivo, alla ricerca di quello che non sanno e di cui non hanno  bisogno. Alcune scoprono l'interesse di serate e vacanze con amici gay che compensano parzialmente un amore che non c'e.

Morale: a queste splendide signore consiglierei di rilassarsi e cercare sempre nuove amicizie sia maschili che femminili; per l’amore meglio lasciare al caso: se arriverà, meglio così, nel frattempo si può essere essere felici della bellezza della vita e amare le persone che ci circondano.

 

Alfredo Rubertelli

rubertelli

HAIR & BEAUTY | DONNA & UOMO

 Quando l'uomo portava la parrucca

LA RINASCITA DELLA PROFESSIONE DI BARBIERE 

Wolgang Amadeus Mozart (1756 - 1791)


Andy Warhol (1928 - 1987)

Dal XVII fino ad oltre il XVIII secolo l’uomo portava la parrucca.

Durante il XVIII secolo i produttori di parrucche hanno avuto il loro periodo d’oro. Dopo la Rivoluzione francese, come gesto di rifiuto del vecchio regime, la gente smise di usare le parrucche e da allora è diventata comune la pratica dell'acconciatura con i propri capelli naturali.

Solo nei tribunali e nei Parlamenti in alcuni paesi le parrucche incipriate resteranno in uso ancora per molto tempo, ma i produttori di parrucche nel XIX secolo registravano una scarsa attività in quanto quasi nessuno ne faceva impiego. I barbieri dunque, nonostante non fossero autorizzati a farlo, in molti negozi praticavano attività quali il salasso o l'estrazione dei denti, soprattutto nelle città dove i professionisti della medicina non erano nelle vicinanze. Dal 1850 circa questa pratica fu poi completamente eliminata lasciando lo spazio solo a barba e capelli.

Dopo la seconda meta’ del XIX secolo quindi i barbieri aprirono i loro negozi un po' ovunque, espandendo la loro gloriosa professione. Nel 1886 si formò il Barbers' Protective Riunion in Columbus Ohio e nel 1887 la Journeymen Barbers International Union a New York City, oggi denominata Barbers,  Beauticians and Allied Industries International Association. Insieme alle molte associazioni aprirono scuole di barbiere e nacque l’obbligo delle licenze e certificati di professione.

All’inizio del XX secolo ci si organizzò ad un livello più scientifico e nel 1924 fu fondata la Associated Master Barbieri of America (AMBA) a Chicago, in seguito ribatezzata Hair International. Ai primi viaggi transoceanici le navi di linea fornirono ai loro passeggeri un servizio di barbiere tanto era importante la rasatura.

Durante tutto il XXI secolo i negozi per donna e per uomo erano separati. Negli anni Settanta, con la tendenza  a portare i capelli lunghi, l'uomo trova piu’ adatto il servizio dei negozi di parrucchieri per donna, che approfittando dell’evento si espandettero notevolmente per l’aumento della clientela e con la conseguenza che negli anni Ottanta gran parte dei barbieri in crisi furono costretti a diventare unisex, uniformandosi alla tendenza già affermata.

Negli anni Novanta quasi tutti i saloni davano servizi per entrambi i sessi e oggi praticamente tutti i negozi di una certa dimensione sono misti.

Ultimamente però si sta affermando un fenomeno di controtendenza e si assiste all'apertura di negozi di barbiere esattamente come furono concepiti nel passato: l’uomo dunque riconquista uno spazio completamente suo; torna a curarsi la barba, si fa applicare il panno caldo, cura i suoi capelli con tagli anche eccentrici, si profuma e trova in questi centri che stanno nascendo sotto la denominazione di barber shop anche accessori maschili; una boutique con servizi e accessori interamente dedicata all'uomo.

Continuando di questo passo si può pensare che un giorno l’uomo ritornerà a mettere la parrucca come nel XVIII secolo? Sarebbe interessante!

  

Alfredo Rubertelli

rubertelli

HAIR & BEAUTY | DONNA & UOMO

Ritornano i barbieri e le barberie

Chi ha un po' vissuto come il sottoscritto potrebbe disegnare un grafico di tutti i passaggi che la categoria dei barbieri ha subito. Partiamo dagli anni '30: il barbiere del paese, con la sua bottega in piazza, era il punto di riferimento per gli uomini di tutte le età. Passare da "Peppino" (per fare un nome a caso) era una tappa d’obbligo, indipendentemente dal bisogno di barba o capelli. Era un punto di incontro per discutere dei temi locali, sport, politica o anche solo per leggere un giornale, oltre a ritirare il famoso calendarietto profumato con donnine nude. Molti erano i clienti che in quegli anni abitualmente facevano la barba, anche giornalmente. Una rasatura, un massaggio al viso con una crema dopo barba rendeva felice il cliente che usciva sbarbato e profumato.

Con l’evento dei rasoi elettrici questa abitudine cambia; l'uomo comincia a farsi da solo la barba in casa e abbandona l’abitudine del rituale quotidiano. Questo ha portato ad una diminuzione della frequenza e una certa crisi per il barbiere, anche perche’ con gli anni '60 e la moda introdotta dai Beatles dei capelli lunghi c'è sempre meno bisogno del taglio di capelli; il cliente diventa autonomo e basta uno shampoo per soddisfare i bisogni. Molti fra i giovani arrivano a fare anche la coda di cavallo.

Molti negozi di barbiere, per mancanza di clienti, chiudono mentre altri, più attivi fanno corsi di formazione per diventare parrucchieri unisex, per uomo e donna, in modo da incentivare il lavoro. Tutto questo abusivamente, in quanto la legge ancora non permetteva l'unisex. Dopo qualche tempo, per le istanze di mercato, un decreto ministeriale vara una legge uniformando le due categorie, prima separate con licenze diverse, e introducendo l’unisex: tutti i parrucchieri ritornano così necessariamente a scuola sia per l’uomo che per la donna in cerca di qualifica.

La legge "Bersani" toglie infine le cosiddette distanze minime per le attività commerciali, permettendo la presenza di negozi dello stesso settore e con lo stesso servizio anche uno accanto all’altro. Faccio un esempio: il mio negozio aperto dal 1963 a Milano, allora unico in zona via Vincenzo Monti, vede oggi nell’arco di 200 metri, la presenza di altri 7 negozi di parrucchiere ed estetica, quasi tutti alimentati da miei ex dipendenti, che approfittano di questa liberalizzazione di licenze. E' vero che la concorrenza migliora le prestazioni, ma quando questa è ecessiva uccide la categoria. Si perde così anche l'opportunità della vendita dell'attività, in quanto chiunque può facilmente aprire un proprio negozio.

Quello che ora mi interessa raccontare riguarda le novità che è possibile riscontrare in questa attività negli ultimi mesi in tutte le grandi città. La "Proraso", nota azienda di prodotti per la barba, ha finanziato una campagna pubblicitaria per promuovere, oltre al prodotto, anche un servizio in franchising per l'attività di barbiere. Questo ha stimolato iniziative per l'aperture di nuovi negozi di barberia con un nuovo know-how. Si tratta di riconvertire i vecchi servizi alle nuove tendenze, con negozi che richiamano il vecchio stile; gli operatori sono giovani, ragazzi e ragazze di bell'aspetto ma anche adeguatamente formati per un nuovo servizi di barba e capelli.

L'innovazione cavalca la moda della barba, oggi adottata da quasi tutti gli uomini e in modo particolarmente creativo dai giovani, che ne declinano le variabili di lunghezza e colore, con disegni, ricami e volumi in assetti sempre nuovi ed innovativi. Così che anche i giovani, come i loro nonni, tornano a frequentare le barberie, dove i nuovi professionisti della barba avranno l'abilità di creare lo stile adatto ad ognuno. Per chi invece non porta la barba si propone il rito della rasatura, con masaggi e panni caldi.

Da non trascurare l'indotto rappresentato dai prodotti e accessori specifici per la rasatura e la cura della barba, dalle spazzole alle creme e alle profumazioni.

Queste intelligenti iniziative porteranno nuova linfa ad un settore in crisi: dopo la diffusione del modello di negozio unisex, l'uomo ora potrà avere uno spazio dedicato totalmente a lui e alle sue esigenze.

 

Alfredo Rubertelli

Uomini, barba e capelli

Quanto pesano le stempiature sul fascino maschile? Un po' tutti, si sa, vorrebbero mantenere i capelli che avevano da ragazzi; basta guardare al caso del miliardario americano candidato alle primarie dei repubblicani, Donald Trump, che è arrivato a giurare in pubblico l'autenticità della sua chioma, dimenticando il fatto di avere il parrucchino per ostentare il potere di una testa folta.

La calvizie maschile rimane uno dei talloni di Achille più frequenti nell'uomo maturo.

Il giovane di oggi invece dà meno peso alla questione calvizie, come dimostra il giovane principe inglese William, duca di Cambridge, tranquillamente rassegnato.

All'origine del problema c'è una ipersensibilità del follicolo pilifero nei confronti dell'ormone maschile che, a causa di un enzima tossico, provoca una diminuzione del pigmento che rende i capelli più sottili, fino a farli ricrescere sempre più lentamente, accorciando la fase anagen. Per rallentare il processo bisogna proteggere le cellule follicolari da una parte e prolungare la fase anagen dall'altra, iniziando i trattamenti prima che il follicolo si atrofizzi.

La migliore soluzione, molto adottata da giovani e meno giovani è non preoccuparsi ed esibire anzi una bella calvizie, che diventa sexy e incontra il gradimento di molte donne.

L'uomo senza capelli che vive con sicurezza il suo stato ha definitivamente superato l'atteggiamento del passato, quando l'uomo non si rassegnava e usava trattamenti costosi che si rivelavano inutili, o con parrucchini, quasi sempre riconoscibili e poco estetici, o infine con riporti del tutto ridicoli.

L'uomo calvo attento ad un fisico sportivo, con l'abbigliamento curato e un po' di abbronzatura ha creato uno stile che oggi trova riscontri ovunque.

Per chi invece i capelli li ha, l'attenzione deve essere posta sul taglio, che dovrà essere sempre adeguato al viso, tondo, quadrato, triangolare, lungo... un taglio di capelli con l'attenzione ai volumi fa la differenza. C'è invece spesso la disposizione nei più giovani a seguire una tendenza univoca, penalizzando la propria morfologia e ottenendo alla fine un risultato che non abbellisce.

 

Alfredo Rubertelli 

rubertelli

HAIR & BEAUTY | DONNA & UOMO

Come e’ cambiata la donna in 40 anni

Le nonne di oggi sono le guerriere che hanno combattuto battaglie sociali e conquistato la parità con l’uomo; hanno conquistato con il divorzio, l'aborto e sono diventate determinanti nella società e nella famiglia; sono state attive politicamente e con la loro emancipazione hanno raggiunto i livelli più alti sia nella politica che nell'industria.

Le loro figlie, oggi 35-45enni, hanno potuto godere di queste conquiste e diventare donne indipendenti e affascinanti; si separano facilmente oppure accettano con disinvoltura la condizione di single; seguono la moda, a volte possono essere orgogliosamente trasgressive; hanno paura di invecchiare e spesso ricorrono alla chirurgia estetica.

Vediamo ora, nell'avvicendamento generazionale, le figlie di queste donne non ancora 50enni.

Le teenager fra i 14 e i 18 anni sono ragazzine spesso belle, alte e con fisici ben modellati dalla frequenza delle palestre; un po' narcisiste, non disdegnano di mostrare il loro corpo e sono propense al sesso sportivo, per divertirsi, in libertà; hanno chiome lunghe, che coprono addirittura corpo e viso, ostentate nei selfie di telefonini e tablet. Queste piccole donne non sono interessate al sociale e sono apolitiche; vivono in gruppo per nascondere i loro complessi e le loro insicurezze, sono tecnologiche e vivono alla giornata, senza progetti per il futuro, anche se guardano all’estero; il loro modello non si ispira alle loro madri.

Tre tipologie di donne che si differenziano moltissimo fra loro.

La donna che oggi ha 60-70 anni è una guerriera, ambiziosa determinata, trasgressiva rispetto alle convenzioni e poco presente con i figli in quanto lavoratrice.

La donna dai 40 ai 50 anni è più colta, conosce le lingue ed usa i mezzi informatici, è elegante, e se può permetterselo non aspira a lavorare. Frequenta i centri ed i chirurghi estetici; è una donna affascinante che non dimostra la sua età.

La ragazza di 15-18 anni è invece poco determinata, scarsamente legata alla famiglia e manifesta atteggiamenti di insicurezza.

Il parruchiere si è espresso creativamente molto di più negli anni Cinquanta e Sessanta, quando la donna frequentava spesso i parrucchieri ed il suo stile era molto curato per la capigliatura, inducendola a frequenti visite dal parrucchiere. Con gli anni Novanta e Duemila la donna va meno dal parrucchiere perchè frequenta spesso palestre, fa sport e si reca dal parrucchiere solo per le occasioni. Trionfa lo stile casual e il fai-da-te, con capelli al naturale, sommariamente raccolti per la praticità.

Oggi, negli anni 2000-2015 la ragazzina dai capelli lunghissimi non va mai dal parrucchiere; lo rifiuta per la paura che gli vengano tagliati ed usa i capelli come uno scudo, una protezione dal mondo esterno. Ciò che si evidenzia è quindi un aspetto da cavernicola, con lunghe chiome informi, senza nessuno stile.

Al contrario i maschietti contemporanei appaiono invece molto curati nei capelli, con crestine e rasature laterali; anche nell'atteggiamento hanno perso un po’ di mascolinità e dimostrano quasi di disinteressarsi alle loro amiche; spesso succede che siano queste ultime a corteggiare loro, invertendo la tendenza di qualche anno fa. I maschi preferiscono fare sport o passare il tempo su facebook; entrambi i sessi comunque risultano molto inclini alla tecnologia e all'apprendimento veloce degli strumenti e dei linguaggi informatici, avvicinandosi sempre di più ad un mondo di relazioni virtuali.

 

Alfredo Rubertelli

Grido d'allarme degli artigiani

Faceva l'estetista in casa propria senza alcuna licenza, 100.000 € di multa.

La guardia di finanza di Cecina ha scoperto un giro d'affari da 500,00 € al giorno con servizi abusivi: manicure e ricostruzione delle unghie delle clienti in casa, dove la titolare aveva allestito un laboratorio tra pentole e cucina senza versare un centesimo al fisco.

In una giornata riusciva a guadagnare a 500 €, soldi che entravano per intero nelle sue tasche.

Per questa estetista l'attività abusiva è andata a vele spiegate fino a quando alla sua porta ha bussato una agente in borghese delle fiamme gialle.

Una agente della GdF, accompagnata da una collega si è fatta sistemare le unghie, pagando alla fine del servizio 50 € per un lavoro di 20 minuti e senza ricevere alcuna ricevuta.

A quel punto sono partiti i controlli fiscali sulla professionista abusiva.

La guardia di finanza vicino a Roma ha ricostruito un giro d'affari dal settembre 2010 al maggio 2013 pari a 150.000 €.

In un solo giorno riusciva a ricevere anche 10 clienti, come raccontava mentre le faceva le mani ignorando di parlare con una agente della guardia di finanza.
La "soffiata" alle fiamme gialle era già arrivata nella scorsa primavera, da parte delle sue colleghe che esercitavano legalmente l'attività nei loro negozi allo stesso prezzo, pagando però regolarmente le tasse.

L'estetista abusiva ha dovuto sborsare una ammenda di oltre 90.000 € per il mancato tributo all'erario, oltre a 10.000 € di multa per l'esercizio abusivo dell'attività di estetista.

Questo è soltanto un esempio; lo stesso fenomeno lo ritroviamo in ogni città italiana, non solo per quanto riguarda la manicure ma spesso anche per il servizio di parrucchiere, che coinvolge un elevato numero di clienti i quali fruiscono di servizi presso la propria abitazione con le medesime procedure illegali.

L'abusivismo nel settore parrucchiere ed estetica secondo le indagini supera il 30% e, fatta eccezione per questo caso citato, rimane impunito anche se le fiamme gialle ne sono perfettamente a conoscenza. Noi negozianti, con il costo alle stelle delle nostre gestioni, perdiamo i clienti per concorrenza sleale, proprio da parte di chi ha lavorato nei nostri negozi e che, al momento di licenziarsi, si è appropriato dei nominativi e ha contattato i clienti per esercitare il lavoro "in nero".

Spero che questo esempio possa essere l'inizio per contrastare questo fenomeno.

E' necessario rendere note queste forme di abusivismo, magari con una campagna sui clienti invitandoli a non favorire questi comportamenti illegali. Si dovrebbe ripulire il mercato da queste irregolarità, che vanno dall'artigiano che lavora in casa a quello che esercita il servizio a domicilio, o ai centri cinesi, nei quali il personale lavora sottocosto, tutti comportamenti che creano danno all'erario per il mancato introito e alla professionalità di chi esercita il lavoro nella legalità.

 

Alfredo Rubertelli

So Italy - luxury handmade co

Finalmente una bella notizia: l’artigiano con la A maiuscola sarà il nostro futuro.

Ricordando che nei tempi di crisi l’artigianato ha sempre risollevato le sorti economiche del paese, dando anche lustro alla categoria in tutto il mondo, ora, con l’avvento della globalizzazione, le grandi industrie, la grande distribuzione e le imitazioni dei marchi, hanno creato un abbassamento dei prezzi e un conseguente abbassamento qualitativo.

Milano Moda e Design: il segretario degli artigiani Marco Accornero crea il marchio "So-Italy" con il quale il "made in Italy", che trova affermazione e apprezzamento nel mondo, possa riproporre l'alto artigianato di qualità con eventi volti a valorizzare questa caratteristica.

Marco Accornero afferma che mai come in questa momento economico così denso di offerte risulta necessario trovare nuovi modi di comunicare ai mercati nazionali ed esteri.

Sfruttando la concomitanza con Expo 2015, una straordinaria vetrina di opportunità per mostrare al mondo l'eccellenza italiana, l’unione artigiani si è fatta capolista di un pool di aziende artigiane nel settore del  fashion, accessori e design. "So Italy - luxury handmade co" è un brand che nasce per far conoscere prodotti di eccellenza nel lusso del settore della moda e del design, con l’obbiettivo di curarne lo sviluppo e la valorizzazione.

Ha inoltre lo scopo di far apprezzare tutti i prodotti fatti a mano su misura, contraddistinti da una ricerca del dettaglio, dell'accuratezza e della precisione.

Marco Accornero racconta l’importanza di salvaguardare una realtà tutta italiana che non è più percepita e valorizzata come merita a causa della grande industria con prodotti a basso costo e di scarsa qualità.

Saranno legato a questo marchio una rosa di artigiani e all’interno di questa associazione potrà avere un ruolo anche  la nostra categoria di parrucchieri, che non da meno subiamo un'analoga perdita di qualità, per la presenza massiccia di franchising e la concorrenza sleale cinese, il lavoro nero a domicilio o semplicemente la scelta di quanti, per competere con tali standard, riducono costi e qualità per rimanere a galla.

Il giorno 18 giugno in piazza Mercanti a Milano, nel palazzo dei Giureconsulti, un gruppo di stilisti associati a "So Italy" hanno presentato con una sfilata moda donna, uomo, sposa, con abiti e accessori realizzati a mano. Ho avuto anch' io di partecipare, occupandomi delle acconciature delle modelle ed è stato un vero successo, decretato da un numeroso pubblico di esperti, giornalisti e personalità della moda e politica.

Alcuni esempi di abito-trucco e parrucco sono visibili nelle fotografie allegate.

Il segretario Accornero ritiene importante ampliare i settori artigianali comprendendo quello dei parrucchieri; presto dunque avremo la possibilità di inserirci in questa iniziativa e potremo finalmente affermare quello stile che si è perso negli anni, nei tagli e nei colori, dimostrando creatività, stile, alta qualità artigianale. Sarà per la categoria dei parrucchieri un modo di esibire ognuno il proprio talento e far conoscere al mondo che i migliori artigiani siamo noi italiani.

 

Alfredo Rubertelli 

rubertelli

HAIR & BEAUTY | DONNA & UOMO

Il parrucchiere futuro: cultura e artigianato

Per un genitore la scelta del percorso scolastico del figlio, specialmente oggi, è un dilemma che coinvolge tutti. In passato la scuola superiore o l'università erano prerogative di pochi, per la maggior parte famiglie benestanti che potevano fare studiare i figli senza problemi economici.

Per i meno abbienti la scelta ricadeva su una scuola professionale o un apprendistato, che preparasse  a un lavoro artigianale o di manovalanza diretta; così era anche per il parrucchiere, che cominciava come apprendista aspirando poi nel futuro ad aprire un negozio proprio. L'obiettivo era comunque quello di cominciare già da giovani a guadagnarsi da vivere, senza pesare sulle famiglie di origine.

Negli anni Sessanta si è assistito a un maggior benessere, con un conseguente aumento della scolarità dei giovani. Spesso però le scelte non erano del tutto ragionate: da un lato le famiglie dei laureati orientavano i figli alle stesse scelte, ed anche gli artigiani, che per forza maggiore avevano iniziato a lavorare senza scolarizzazione, ambivano a vedere i figli diplomati e laureati. Così veniva interpretato l'avanzamento e il riscatto sociale: senza particolare riguardo per le reali attitudini dei figli e senza grande attenzione al tipo di formazione, chi svolgeva un lavoro manuale aspirava per i propri figli ad un lavoro intellettuale. La scelta del percorso scolastico non era quindi sempre importante, quello che contava era avere un attestato.

Proprio per questa ragione nei decenni Ottanta e Novanta si assisteva a un eccesso di giovani diplomati e laureati senza una corrispondente richiesta di mercato: avvocati, medici, commercialisti psicologi o laureati in scienze politiche con buona cultura ma senza lavoro.

La crisi dei nostri giorni ha poi aggravato ulteriormente la situazione: in assenza di una politica di orientamento agli studi universitari che siano poi effettivamente richiesti dal mercato, molti giovani laureati scoprono non solo l'opportunità economica ma anche la soddisfazione di un lavoro artigianale reinventato con il proprio bagaglio di cultura personale, creativo e indipendente.

La laurea non preclude quindi la possibilità di svolgere con nuove competenze un lavoro anche artigianale, come quello del parrucchiere, ampliando la tradizionale offerta del settore e spaziando con spirito da imprenditore anche in campi diversi, dall'e-commerce alle esposizioni d'arte, dalle pubbliche relazioni alla creazione di eventi.

Da artigiano nel settore parrucchiere sognerei di avere una nuova generazione di imprenditori-artigiani con laurea e conoscenza delle lingue e dell'informatica che possa dare maggior spessore e aprire nuove strade in questo meraviglioso mestiere.

 

Alfredo Rubertelli

Ma che barba!

Oggi come in passato, a periodi ciclici, la barba per l'uomo diventa un fatto di moda.

Siamo tutti portati a parlare sempre di capelli, e poco di barba. La barba è tornata prepotentemente di attualità: basta guardare la televisione, il cinema o i giornali; politici, cantanti, attori e calciatori, ormai moltissimi hanno adottato la barba. In molteplici modi, ma sempre barba è: corta, media o anche solo di 3/4 giorni.

Anche per la barba, così come per i capelli, esistono vari modi per aiutarla a crescere, per chi ne ha poca, o a chiazze, o semplicemente per chi ha il pelo fragile.

Cito solo alcuni modi per agevolarne la crescita:

- lasciare crescere il pelo prima di tagliarlo per creare uno stile di barba;

- curare l'alimentazione;

- usare cure mediche.

Lasciare crescere la barba quando è rada o irregolare; alcuni peli hanno una ricrescita più lenta e aspettando qualche giorno in più i peli più deboli verranno coperti dal pelo più forte formando una uniformità.

Anche l'alimentazione ha il suo peso: nutrirsi bene con vitamine che aiutano la ricrescita dei peli del viso può migliorare l'estetica:

- vitamina A: in uova, carne, formaggi e carote;

- vitamina C: in peperoni, patate e pomodori;

- vitamina E: in olii, frutta secca e fagioli;

- vitamina B3: in manzo, pollo e pesce;

- vitamina B5: in broccoli, avogado, pane e latte.

Si può infine intervenire con cure medicinali, quando i peli non crescono o rimangono perennemente sottili; l'uso di una aspirina a basso dosaggio (81 mg) ogni giorno, promuove la circolazione sanguigna nel viso e favorisce una stimolazione che fa ricrescere il pelo. In questo caso è necessario consultare un medico o, per migliori risultati in caso di anomalie dove il pelo non cresce, consultare un dermatologo. Si può integrare il testosterone con iniezioni, applicazioni topiche cutanee o per via orale; il testosterone può richiedere fino ad un anno prima di dare risultati apprezzabili.

Anche in minoxidil, noto per la cura della calvizie, applicato sul viso può incrementare la ricrescita o il rafforzamento del pelo.

Un chirurgo plastico, per i casi disperati dove la barba non cresce nonostante gli accorgimenti appena descritti, può intervenire con il trapianto di peli dalla cute al viso.

Questi accorgimenti confermano che ogni uomo può avere, se vuole, la sua barba che un sapiente barbiere potrà modellare nella forma e nella lunghezza adatta alla morfologia del viso. Così potrà inserirsi nella schiera dei barbuti come la moda suggerisce.

 

Alfredo Rubertelli

Perché l'uomo frequenta sempre meno il parrucchiere?

I tempi cambiano e modificano i comportamenti. La crisi economica non è sempre la vera ragione per l'assenza del nostro uomo nei saloni, così pure la mancanza di tempo che egli spesso dichiara ma che sappiamo essere un pretesto senza fondamento.

In realtà l'uomo ama sempre meno servirsi del parrucchiere, nonostante il nostro sforzo di inventarci servizi aggiuntivi di "coccole" e altro per farlo tornare alla frequenza di un tempo, almeno una volta al mese.

Il taglio rasato, di grande tendenza per i giovani e necessità per i meno giovani, ha allontanato moltissimi uomini dai nostri negozi; altri ci chiedono tagli che possano durare anche due o tre mesi e in definitiva il dato che emerge è che apparentemente l'uomo non si guarda molto allo specchio.

Questa demotivazione è senza dubbio anche colpa nostra: non siamo stati capaci di inventare uno stile che invogli l'uomo a seguire sistematicamente una manutenzione della pettinatura e a gratificarlo.

I giovani, a parte quelli rasati, hanno adottato questo ibrido metodo del fai-da-te con la macchinetta, che consiste nel rasare nuca e laterali e lasciare una cresta da gallo in sommità. A questo hanno contribuito i nostri calciatori i quali ormai, tutti uguali stile Balotelli, si abbruttiscono in modo esagerato.

Come far tornare dunque l'uomo al suo ritmo mensile di frequenza dei nostri saloni? Io non ho dubbi che ormai sia arrivato il momento di far ricrescere i capelli e portarli a quella lunghezza media che richiede più manutenzione, inventando uno stile che, con o senza riga, lasci i capelli che incorniciano il viso. Anche la nuca dovrà essere non più rasata ma con un po' di lunghezza, che faccia intravedere i capelli anche nella vista frontale. Come esempi cui ispirarsi si possono citare Gianni Agnelli e Robert Redford  negli anni '60-'80 o attualmente Riccardo Muti o Vittorio Sgarbi. L'importante è superare la macchinetta fai-da-te.

L'estetica viso-corpo-mani è sempre carente; l'uomo, a differenza della donna, nonostante la parità dei sessi, a questi servizi si mostra refrattario. Sta quindi a noi essere propositivi e convincenti a motivare i nostri clienti alla cura anche di questi aspetti.

 

Alfredo Rubertelli

Quanto conta il giudizio dell'uomo?

È veramente determinante nelle scelte che le donne operano?

Diego Rodriguez de Silva y Velàzquez, 

Venere allo specchio, 1650

Londra National Gallery

Dopo le vacanze estive le donne tornano con l'impegno preciso di non esporre più il corpo senza aver fatto prima un adeguato intervento alla cellulite e agli altri inestetismi. Altro che bucce di arancia! Le più spiritose dicono: "un intero aranceto"! Ci sarà stato qualcuno che vedendole ha pensato, o proprio detto, che quel costume che portavano poteva stare bene solo a Belem e, quindi, conviene intervenire e coprire, al limite, con un costume intero.

Molte donne, improvvisamente, notano le loro imperfezioni e si confrontano con le altre donne, in particolar modo con quelle che sono più in forma. Non a caso le riviste femminili di gossip si compiacciono di mostrare star, anche loro, alle prese con l'odiata cellulite. Lo specchio non perdona e restituisce un'immagine mai abbastanza alta, o magra, o con le curve al punto giusto.

Lo stesso avviene per i capelli: chi ha i capelli ricci li vuole lisci, chi biondi li desidera scuri e viceversa. La donna è la critica più feroce di se stessa: è molto più temibile il giudizio dell'amica, collega o vicina di ombrellone di quello dell'uomo, sicuramente più indulgente nei confronti di difetti e inestetismi, se non del tutto indifferente. Il modello creato dagli stilisti dell'adolescente anoressica, al quale molte donne cercano con immensi sacrifici di uniformarsi, non ha nessun riscontro nelle preferenze degli uomini, che prediligono tutt'altri standard.

Così l'uomo, convinto ingenuamente che tanta dieta, palestra, pilates e sedute dall'estetista, siano finalizzate al proprio consenso, ignora che il vero banco di prova è costituito in realtà da una giuria tutta al femminile. È il confronto con l'amica-competitor a motivare più di ogni altra cosa la lotta alla cellulite, a cosce e tricipiti flosci (la famosa "prova del sale"), vita e fianchi generosi.

Lo stesso avviene nella scelta di tagli e colori dal parrucchiere. L'uomo può tutt'al più essere usato come alibi: quando una donna afferma che qualcosa non piace al marito o al fidanzato, nella maggior parte dei casi si può essere sicuri che, in realtà, chi non approva è lei stessa o la cerchia delle amiche-conoscenti-colleghe. A queste spetta il giudizio finale, il decreto del successo di un intervento di cambiamento o la riuscita di un'operazione di restyling, nonostante sia l'uomo il destinatario e per così dire "l'utilizzatore" finale di tante cure e attenzioni.

Tutto questo e altro fanno parte del mistero della donna; non la consoceremo mai fino in fondo nè sapremo chi è realmente o cosa nasconde, ma forse è proprio questo che alimenta il fascino che conquista gli uomini.

 

Alfredo Rubertelli

Moda Uomo 2015: le sfilate 

Issey Miyake, Sfilata Uomo Paris Fashion Week 2014

 

Da sempre la moda è un settore particolarmente attento a ciò che accade nella realtà. Così queste ultime stagioni sono state caratterizzate da riflessioni riguardo al cambiamento di costume, fra eleganza formale e abbigliamento sportivo: così si assiste all'accostamento dell'abito con il gilet e accessori, come ad esempio le scarpe, che provengono dall'ambito dello sportswear.

Sembra che gli uomini vogliano essere eleganti ma comodi e indossano con disinvoltura scarpe stringate senza calze, come fossero mocassini. Si parla così di un maschio "pavone" attento ai dettagli anche coloratissimi e di un nuovo "rinascimento" sartoriale; ma il formale ha scelto anche una forte ispirazione al mondo dello sport: pantaloni morbidi effetto tuta, bermuda e borsoni a tracolla. Anche le scarpe, come si diceva eleganti, diventano colorate come fossero scarpe da atletica. A questo riguardo un giornalista ha coniato la felice definizione "atletici pavoni metropolitani". Poi si sa che le sfilate presentano prodotti no sempre "portabili", sia per l'uomo che per la donna, ma le loro proposte orientano comunque le tendenze. L'uomo della strada ignora tutto questo, ma ne subisce comunque i cambiamenti di costume.

Questo uomo sartoriale, atletico e pavone, come sarà pettinato? Sicuramente in modo non casuale. Sceglierà un taglio di capelli che potrà essere adatto tanto allo stile elegante che a quello sportivo. Allungherà un po' i capelli e ritornerà al taglio a forbice, rinunciando alla macchinetta che spesso usava da solo. Dovrà ricorrere al parrucchiere per farsi studiare uno stile in base al suo portamento e modo di vestire. Prenderà anche in considerazione una colorazione con riflessi tono su tono, o sfumature bianche o bionde. Il nostro uomo-pavone vorrà piacere e piacersi e potrà sperimentare per la prima volta il colore, soprattutto se vorrà essere diverso ed esprimere creatività e originalità. Sottolineo che la testa rasata sarà sempre un cavallo di battaglia per chi i capelli non li ha, o neha pochi; il rasato evidenzierà gli accessori del suo modo di vestire in modo ancora più vistoso, non potendo il suo stile contare sull'ornamento della capigliatura e curerà infine la barba o il pizzetto, sempre molto apprezzati e in aumento anche per chi i capelli li ha.

  

Alfredo Rubertelli

Arte come Artigianato 

Jean-Léon Gérôme (1824-1904),

Pigmalione e Galatea

 

Molte professioni esprimono una componente artistica, circostanza che ha portato a coniare il termine "artigianato artistico": sarti, cuochi, calzolai, truccatori, solo per citarne alcuni e, non ultimi, noi parrucchieri. Come nella migliore prassi artistica anche noi plasmiamo la materia con forme e colori; ricerchiamo equilibrio e proporzione e perseguiamo l'idea del bello; sperimentiamo l'innovazione con la ricerca formale, apriamo nuove strade o recuperiamo i valori estetici del passato; l'atto creativo è, comunque, alla base del nostro lavoro.

E proprio gli artigiani "artisti" italiani si sono affermati nel mondo, esportando ovunque i propri prodotti; dalla cucina alla moda e al design, ma anche pelletteria, gioielleria, liuteria e molte altre specialità: il made in Italy è un indicatore di qualità, imitato e copiato.

Inventiva e creatività, raffinatezza e buon gusto sono nel DNA degli italiani, sedimentato attraverso secoli di storia e assorbito fin da piccoli, inconsciamente e senza sforzo, per fruizione diretta delle opere d'arte presenti su tutto il nostro territorio.

Arte e cultura sono dunque nostro appannaggio e sono in molti ad indicare questa risorsa come il cavallo su cui puntare per il nostro futuro economico.

Nell'ottica del connubio fra arte e artigianato artistico e fra varie forme d'arte, con mio figlio Simone abbiamo promosso l'iniziativa di ospitare nei nostri saloni l'arte contemporanea: quadri e fotografie, poesia e performance. Basta una mail a clienti e amici e si crea l'evento: unire diverse forme d'arte crea una sinergia che porta a valorizzare il lavoro di tutti quelli che vi partecipano; la nostra stessa professione diventa una forma d'arte e l'artista gode di una vetrina alternativa a quella delle gallerie.

L'evento porta vantaggi in termini di visibilità e richiama l'attenzione sulla nostra attività. Il cocktail di benvenuto è ammortizzato dalle presenze che si aggiungono ai nostri clienti.

L'ultima mostra nel nostro salone si è svolta sotto il titolo "In art we trust / dialogo" e vi hanno partecipato una pittrice ed un fotografo contemporanei. L'evento è stato arricchito con una serie di perfomance ed ha avuto in ottimo riscontro in termini di partecipazione e consenso, contribuendo ad affermare l'immagine del marchio Rubertelli.

Non dimentichiamo quindi di valorizzare la nostra bella professione e affermiamone sempre la valenza creativa ed artistica, come già hanno fatto i cuochi nei loro format televisivi. Sensibilizziamo le nuove generazioni ad amare questo mestiere e trasmettiamo gioia ed entusiasmo nel vedere le nostre clienti trasformate, più belle nelle forme e nei colori, come in un bel quadro.

 

Alfredo Rubertelli

L’uomo si fa bello

Tamata De Lempicka (1898-1980)

Ritratto del marchese D'Afflito


Tamara de Lempicka,

Ritratto del marchese Sommi, 1925
Olio su tela, Collezione privata

Un vecchio detto popolare diceva, quando un uomo andava dal parrucchiere, “vado a farmi bello”. Farsi belli significava semplicemente tagliare i capelli e farsi la barba per conseguire un aspetto ordinato e pulito.

Oggi questo non è più vero: la ricerca sull’immagine è spinta oltre, e può addirittura essere volta a perseguire una studiata trasandatezza: barba incolta, capelli arruffati, abiti stracciati. Che scelga uno stile casual o elegante, con scarpe e camicie su misura, cifre in evidenza e cravatte griffate, l’uomo non trascura i dettagli: si assiste ad una richiesta sempre maggiore di trattamenti di estetica, quali manicure e pedicure, pulizia del viso, massaggi e depilazione.

I capelli vengono sempre meno tinti e, anche grazie ai modelli proposti dallo star system, tenuti brizzolati, sebbene con taglio scolpito e perfetto. L’uomo diventa così un cliente perfetto: costante, fedele e generoso e con un solo grande difetto: la premura e l’orario. Si presenta dunque senza appuntamento, di corsa, preferibilmente al mattino presto a alla sera tardi, per non interferire con l’attività lavorativa. Tuttavia, di questi tempi, tutti sono ben accetti, a qualunque ora.

Una nota curiosa sul comportamento maschile ci viene dal celebre oncologo Umberto Veronesi,  confermata dai ricercatori di immagine di costume: l’uomo diverrà sempre più simile alla donna, perdendo alcune caratteristiche peculiari di virilità; atteggiamenti e mansioni un tempo riservate alla donna saranno acquisite dall’uomo: non solo dunque la cura del proprio aspetto, ma la cura di neonati e bambini, il ricambio di pannolini e la preparazione e somministrazione di pappe, l’educazione dei figli e la cura della casa, a fronte di una donna in carriera e impegnata fuori casa. Cadranno barriere e tabù e sarà praticata con disinvoltura la bisessualità.

  

Alfredo Rubertelli

rubertelli

HAIR & BEAUTY | DONNA & UOMO

Finalmente una grande opportunità per parrucchieri ed estetiste

I parrucchieri per uomo e le estetiste hanno ora a loro favore una legge che permette l'affitto di poltrona e di cabina estetica; questo permetterà di lavorare da titolari senza impegno di investimenti. In tal modo un giovane, dopo aver seguito una scuola professionale o un apprendistato può oggi raggiungere la sua indipendenza in virtù di questa nuova legge.

L'Unione Artigiani di Milano, in via Doberdò, mette a disposizione personale predisposto a dare informazioni dettagliate su come procedere.

Avendo personalmente partecipato alle riunioni che hanno portato ad introdurre questa prassi, vorrei illustrare in cosa consiste ed i vantaggi connessi.

Se un centro di parrucchiere ed estetica ha spazio eccedente le proprie necessità può affittare una poltrona o una cabina estetica a quanti non hanno possibilità di aprire uno spazio autonomo; così un artigiano parrucchiere od estetista può iniziare un'attività autonoma e indipendente, raggiungendo il proprio obiettivo agevolmente e con soddisfazione. L'importo dell'affitto verrà concordato fra le parti e comprenderà luce, acqua e gas ed eventuali altre spese decise di comune accordo, quali le pulizie ed il lavaggio della biancheria.

L'affittuario della poltrona o della cabina dovrà avere la sua Partita IVA ed emettere le ricevute fiscali ai propri clienti; userà i propri prodotti ed arnesi professionali e stabilirà il proprio listino prezzi, una volta verificato che il negozio al quale è appoggiato sia compatibile col proprio stile.

Lo stesso affittuario si troverà nelle stesse condizioni che avrebbe in un proprio salone senza sobbarcarsi tutti gli oneri gestionali e burocratici che ben conosciamo. Potrà adeguarsi agli orari del negozio ospitante o scegliere a piacimento i propri orari.

Il proprietario del negozio potrà affittare una sola poltrona o cabina se ha da uno a tre dipendenti, due poltrone se ha da tre a sei dipendenti. tre poltrone se i dipendenti sono oltre sei unità regolarmente assunte.

Il contratto di affitto può essere stipulato solo se il negozio è perfettamente in regola con tutte le normative vigenti in materia di qualifica professionale, sicurezza, contratto di affitto.

Questa iniziativa verrà molto apprezzata sia da titolari di negozi dotati di spazi in eccedenza che dai giovani in cerca di lavoro e meno giovani con difficoltà di gestione dei propri negozi o di essere assunti proprio a causa dell'età.

Anche chi prima d'ora lavorava illegalmente con servizi di parrucchiere ed estetica a domicilio, pratica molto diffusa sul territorio nazionale, potrà con questa occasione reintegrarsi con un lavoro legale, onorando la categoria spesso tacciata di evasione fiscale e cautelandosi dagli effetti del redditometro, che impedisce di fare acquisti senza guadagno fiscale.

 

Alfredo Rubertelli

La bellezza salverà il mondo

Questa affermazione di Dostoevskij che ho fatta mia, rappresenta anche in modo particolare questo momento di crisi socio-economica. La crisi, se da un lato penalizza, dall'altro può generare nuove iniziative e impulso alla creatività. Lo vediamo nel passato, quando spesso proprio nei momenti di crisi sono state create grandi innovazioni ed anche oggi, nelle aree più colpite dalla crisi, Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, affiorano elementi di innovazione e ricerca nel campo dell'arte.

Mai come in questo momento diventa importante saper apprezzare, anche solo visivamente, la bellezza che ci circonda e che è di tutti; soprattutto in Italia, grazie alla eredità di chi ci ha preceduto. La bellezza è ovunque, non solo nelle opere d'arte, ma anche nella musica, nella danza, nella moda e soprattutto nella stessa natura, che include anche l'essere umano; il godimento di questo patrimonio non è legato a un possesso o ad un investimento economico, ma soltanto alla capacità e sensibilità di chi è in grado di capire.

Parlando dunque di bellezza e innovazione, se osserviamo le vetrine e le ultime sfilate di moda, notiamo che gli stilisti vestiranno le donne nel 2014-2015 con un ritorno all'eleganza, allo stile e al concetto di una donna molto femminile che si copre superando la volgarità che ha contraddistinto gli ultimi tempi recenti. Per noi parrucchieri l'adeguamento necessario sarà abbandonare lo stile casuale, banale spettinato che ha caratterizzato gli ultimi tempi e ricercare una bellezza più adeguata al viso della nostra donna. A questo proposito Armani ha messo in passerella per l'autunno-inverno 2014-2015 uno stile elegantissimo con pettinature a onde stile anni Cinquanta. Altri stilisti hanno raccolto i capelli a chignon, altri con tagli corti, ma soprattutto la grande novità è il cappello.

Il colore farà la sua parte, sia nel vestire che per i capelli; per quanto riguarda la colorazione, direi basta alle mechés e proponiamo colori decisi, con sfumature di colore diverso all'interno del colore di base della chioma. Il bicolore ci sarà, ma a settori, a ciuffi, o solo sulle punte.

Il nuovo modo di vestire sarà più ricercato, con più accessori che indurranno la donna ad adottare un atteggiamento più sofisticato: camminerà in modo più altero; sarà più studiato il modo di portare la stola, il collo di pelliccia e la borsa e come ho già detto, ci sarà il ritorno del cappello, che sarà il mattatore del futuro per la donna. Il cappello potrà essere sportivo, elegante o anche da sera. Ricordiamo che nel passato la donna non usciva di casa senza il cappello. Per questo allora come ancora oggi è indispensabile introdurre uno stile più definito, un taglio di capelli o una permanente, che consentano di togliere il cappello mantenendo intatto il proprio stile di pettinatura.

 

Alfredo Rubertelli 

Il nostro uomo per il suo look si ispira agli anni '50

Questo stile per i giovani è una novità ma per i meno giovani è un ricordo.

Per la moda uomo, così come pure per la donna (vedi le ultime sfilate a Milano, Parigi e New York) gli stilisti di tutto il mondo si sono ispirati agli anno '50.

Nel dopoguerra c'era una smisurata voglia di vivere, giocare, divertirsi, pur sempre con un certo rigore. Tutto ciò compatibilmente alle possibilità economiche di ciascuno, in un clima di ripresa economica che si è poi affermata per tutti negli anni '60.

Per scoprire i dettagli della moda di quel periodo basta osservare i film in bianco e nero di quel periodo e come erano vestiti gli attori: Cary Grant ad esempio, in Caccia al ladro, ma anche Vittorio De Sica nelle tante commedie rosa, vestivano da veri signori. Se abbiamo foto nel nostro archivio dei nostri nonni possiamo notare i dettagli; noteremo anche che i blue-jeans, oggi vera e propria divisa globale, non si erano ancora diffusi e ciò rendeva l'abbigliamento più elegante e meno casuale.

La camicia era bianca, con collo arrotondato, e i pantaloni a vita alta, larghi e con risvolto; spesso era presente il gilet: la giacca era importante e il cappotto lungo con collo largo e spesso a doppiopetto; le scarpe grosse, anche bicolori.

Anche la pettinatura seguiva questo canone di eleganza: rasata sul collo e sulle tempie, il ciuffo lungo, postato con la riga e brillantina. Il taglio di capelli chi i giovani d'oggi richiedono a noi parrucchieri è esattamente quello che già facevano i nostri antenati; solo il modo di pettinare quel taglio ora è diverso. C'è chi li porta con cresta alta, oppure con il ciuffo sulla tempia laterale, oppure elaborato come il noto cantante amato dai giovani, oggi famoso anche per gli spot pubblicitari, Nika, che li porta anche cotonati e laccati. Questo modo di portare i capelli per noi parrucchieri va molto bene perché richiede molta frequenza di taglio. Per ora in particolare sono i giovani ad adottare questo stile ma come sappiamo questi influenzano anche i meno giovani. Il mondo dei rasati totale resterà sempre, per comodità e soprattutto per mancanza di capelli, mentre il meno giovane che possiede ancora li possiede sta iniziando ad avvicinarsi al taglio corto su lati e collo e con il ciuffo lungo pettinato o calato sulla fronte. La barba di tre-quattro giorni è la vera tendenza non solo del ragazzo ma anche dell'uomo di tutte le età, all'insegna di un'immagine un po' casuale (ma in realtà non lo è affatto) più maschile e autoritaria.

 

Alfredo Rubertelli

rubertelli

HAIR & BEAUTY | DONNA & UOMO

Parliamo di chignon

La primavera/estate vedrà il ritorno dei capelli corti, ma le irriducibili dei capelli lunghi potranno raccoglierli in chignon.

Parliamo di chignon. Il capello lungo legato in un raccolto ha origini antiche, è sempre esistito fin dai tempi degli egizi. Fino alla fine dell'Ottocento i capelli erano semplicemente raccolti lunghi in acconciature o parrucche. Ai primi del Novecento compaiono i primi tagli corti, pur essendo sempre presenti capelli lunghi, medio lunghi e chignon.

Le tendenze nei vari periodi hanno visto diversi modi di portare i capelli raccolti, dal fai-da-te di oggi, con mollettone o elastico modello palestra o piscina, ai capelli sciolti e semi legati. Dalla treccia agli altri sistemi per sollevare la chioma dal collo le varianti sono molte ma comunque casuali e poco eleganti.

Oggi, anche in relazione ad una tendenza moda più curata e femminile, si richiede per le donne di tutte le età una ricerca più mirata ed elegante di raccogliere i capelli, anche in base ai propri requisiti.

Sarebbe interessante avere pettinature che evidenziano uno studio, una ricerca ed uno stile in sinergia al proprio modo di vestire.

Possiamo vedere nelle foto vari modi id pettinarsi con chignon: le forme sono infinite e così pure i dettagli che caratterizzano un modo sexy, elegante o divertente di portare i capelli lunghi raccolti.

Noi parrucchieri potremmo educare le nostre clienti a pettinarsi, organizzando mini-corsi di formazione e spiegando i dettagli necessari per realizzare uno chignon.

Capiterà spesso che i professionisti più giovani non abbiano la preparazione in questo campo e non siano in grado di eseguire queste acconciature e dovranno quindi essere loro, per primi, ad imparare questa pratica per poterla praticare e consigliare.

Questo ritorno al capello lungo ben pettinato o al taglio medio e corto miglioreranno l'immagine di ragazze e signore, superando la passata tendenza al casuale, selvaggio e spettinato.

Il momento difficile che stiamo vivendo richiede più coraggio, come sempre avviene nei periodi di crisi; occorre molta più grinta e spinta motivazionale per soddisfare le istanze di rinnovamento. La crisi che subiamo avrà almeno questo effetto: produrre miglioramenti nella qualità e nel linguaggio estetico. Ciò è confermato anche negli acquisti: si compera meno, ma si ricerca la migliore qualità. Lo stesso dovrebbe valere per la cura dei capelli: più attenzione e buone scelte nell'individuare l'esperto che saprà produrre un cambiamento di immagine in direzione della qualità.

Detto ciò, prepariamoci ad affrontare una primavera-estate di donna in corto, medio o lungo con chignon, ma comunque più ricercata e pettinata.

La mia ultima esperienza di mercato, osservando le donne in strada, nello shopping o davanti alle scuole, mi ha mostrato una situazione tutta da cambiare: la donna oggi è ben vestita ma male pettinata.

Buon lavoro a tutti.

 

Alfredo Rubertelli



Nelle immagini a fianco:

Léa Seydoux, Sonia Rolland, Isabella Ferrari, Festival di Cannes 2013

Il ritorno di messa in piega e permanente

Siamo giunti alla fine del 2013 e si fa un bilancio dell’anno, che, ahimè, non è certo positivo.

Nonostante tutta la nostra categoria abbia attuato tutti gli accorgimenti di spanding-review, con riduzione di personali e costi fissi, tutto ciò non è bastato a compensare la forte flessione del fatturato. Indubbiamente diminuisce la concorrenza, con la chiusura di molti esercizi; solo quelli che hanno la superficie di proprietà e sono riusciti ad accantonare qualche risorsa riescono a sopravvivere, finanziando le perdite di tasca propria. La concorrenza sleale dei cinesi e dei tanti disperati, con i loro prezzi insostenibili, stanno uccidendo la categoria. Pur essendo di carattere ottimista e positivo, non vedo grandi prospettive nel 2014!

Cosa può offrire di nuovo il mercato nel prossimo anno? Una legge un po’ confusa offre la possibilità, a lungo auspicata, dell’affitto di poltrona, da valutare.

Leggevo poi ieri su un quotidiano che a New York sono sorti negozi che effettuano soltanto messe in piega, senza taglio e senza colore, senza quindi uso di materiale ma soltanto con l’impiego di manodopera e prodotti per questo scopo: dicono un grande successo. Questo potrebbe far desistere i clienti dai servizi a domicilio, sempre in forte aumento.

Allontaniamoci però dalle tristezze quotidiane e parliamo di tendenze primavera-estate per la moda capelli. Come accennato, c’è un ritorno alla messa in piega; ritornano le teste pettinate e anche cotonate. Basta con le chiome selvagge e spettinate e basta anche con le piastre: anche il lungo sarà con leggere ondulazioni e prevedo un grane ritorno della permanente, indispensabile per cambiare le forme. Possiamo dunque proporre un servizio già molto diffuso negli anni Settanta/Ottanta in veste nuova, riveduto e corretto per i nostri tempi: questo servizio potrebbe portare di nuovo la clientela in negozio, spinta dal piacere di vedersi nuova e diversa: con capelli corti, medi o lunghi , ma sempre ondulati e mossi con una permanente. Sarà un piacere vedere un mosso duraturo e facile da gestire a casa.

I colori in questi anni hanno fatto la loro parte e si è fatto un po’ di tutto; anche i tagli non sono stati da meno, salvo che per le irriducibili del capello lungo, intoccabile. Per tutte le altre però ci si è potuti sbizzarrire con tagli asimmetrici, frange, ciuffi negli occhi, chiome sparate e via dicendo, ma in fondo spesso tutte uguali.

Ciò che manca ora è il capello mosso, dolce e morbido, divertente anche per alleggerire movimenti e portamento ed anche l’umore e lo stato psicologico.

Realizzare questo nuovo progetto dipenderà dal modo in cui verrà proposto alla cliente. A tutti i colleghi dico: forza e coraggio; dipenderà da noi influenzare la decisione di una permanente come mezzo di cambiamento. Se poi vogliamo potremmo chiamarla con un altro nome, meno evocativo delle esperienze negative del passato. Vi propongo un gioco: cerchiamo insieme un nuovo nome per la permanente!

 

Alfredo Rubertelli

Quando il capello bianco per l’uomo diventa moda e fascino

L’uomo oggi, come e forse più della donna, è attento alla cura del proprio corpo: frequenta palestre, fa jogging all’aperto, spesso usa piccoli attrezzi per l’allenamento a casa; tutto ciò con l’obiettivo di mantenere il fisico in forma. Per l’uomo l’esibizione di bicipiti e pettorali è una forma di vanto ed anche la dieta diventa importante: sempre più persone si approcciano alla dieta vegetariana; la pancia non piace a nessuno, a differenza di quanto avviene in altre culture dove la pinguedine, segno di benessere, viene esibita come un trofeo.

L’uomo si veste oggi con cura, sia nel tempo libero che nelle occasioni mondane e sul lavoro; il “buon gusto” riconosciuto all’ italian styling, ha influezato tutto il mondo ed ha investito anche le fasce meno attente.

Da qualche tempo un elemento di tendenza si sta affermando nello stile dell’uomo: molti uomini hanno smesso di tingersi i capelli. Diversi personaggi, in vari settori, portano con eleganza e senza apparire più vecchi la loro capigliatura bianca: Barak Obama si tingeva, ora non più; George Clooney, che pure si tingeva, ora è brizzolato; Alessandro Profumo, il grande banchiere, esibisce una folta chioma bianca; Pier Ferdinando Casini ha un bel taglio corto e bianco, e potrei citari innumerevoli esempi di uomini pubblici e gente comune.

Attenzione però, perché il capello bianco deve essere comunque ben curato, lucido e candido, altrimenti sembra stoppa! L’azienda Davines, con la linea Finest Pigments Davines, ha inventato un prodotto naturale al 100% da applicare 1 o 2 volte al mese che toglie il giallo della nicotina, dell’inquinamento atmosferico e tutto ciò che ingiallisce i capelli. Il prodotto è un gloss che mescolato (cenere o grigio) dona lucentezza ed un colore bianco incomparabile.

Altra tendenza che si riscontra nello stile maschile è la barba: avrete notato quanti uomini politici e di spettacolo portano la barba corta di 3 o 4 giorni. Una apposita macchinetta permette di fare una passata settimanale per mantenere sempre la stessa lunghezza e il nuovo look è garantito con estrema semplicità.

Riepilogando, l’uomo autunno-inverno 2013/2014 sarà brizzolato o bianco, con barba di 4 giorni, palestrato e con un’aria sportiva o elegante ma comunque attenta ai dettagli; non mancherà la pochette nel taschino e gli accessori, per esempio al polso come porta-fortuna, amuleto e ricordo di una persona cara, o semplicemente come gioco, mescolati e anche numerosi, non necessariamente in oro.

 

Alfredo Rubertelli

Cosa dovrà inventare il parrucchiere per chiudere

il bilancio in attivo a fine anno?

Il periodo è difficile per tutti i settori in Italia ma per noi parrucchieri le risorse per fare azienda e riuscire a pagare tutte le spese è diventato veramente difficile se non impossibile. Cito alcuni dei motivi più importanti.

1) Siamo soggetti ad una gravosissima fiscalità e se l'IVA andrà al 22% sarà ancora peggio.

2) I servizi sempre più frequenti a domicilio e in nero aumentano ogni giorno, in particola modo quando si chiude un negozio o si licenzia un dipendente. I dipendenti, che hanno acquisito nella struttura un portafoglio clienti, con mail e numeri di telefono, in mancanza di occupazione praticano i servizi a domicilio.

3) La più grande concorrenza è prodotta dalle aziende di settore che con battage pubblicitario su televisioni e giornali promuovono i servizi “fai da te”. Le stesse aziende che riforniscono i negozi di parrucchiere ne rappresentano poi il concorrente principale, con spot pubblicitari e pagine di giornali che reclamizzano gli stessi prodotti in vendita nei negozi, incluse le informazioni tecniche su colori, shampoo, creme, ecc., col vantaggio dei prezzi legati alla grande distribuzione. In un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, la cliente sfrutta volentieri questa possibilità di risparmio, accontentandosi dei risultati qualitativamente inferiori a quelli dei servizi forniti dal parrucchiere. Da sottolineare anche la circostanza per cui le stesse grandi aziende utilizzano come testimonial proprio i parrucchieri per acquisire credibilità.

4) I costi di gestione sono cresciuti; ci si domanda come facciano a sopravvivere i tanti negozi italiani e cinesi che praticano listini prezzi impossibili.

5) La fiscalità che si racconta evasa dai parrucchieri se è vera, rappresenta un fenomeno assolutamente marginale. Questo soprattutto quando si parla di aziende con più dipendenti; una società di capitale deve avere un bilancio positivo, altrimenti deve effettuare finanziamenti, e ciò può essere confermato da qualunque serio commercialista. Tutto ciò costringe a fiscalizzare in quanto, a maggior ragione con il calo di lavoro, non coprirebbe le spese di bilancio. Se l’IVA poi aumenterà al 22% la situazione peggiorerà in quanto per noi è compresa nel listino prezzi.


Nonostante tutte queste difficoltà, rimane la passione per questo splendido mestiere, e questo è il motivo principale per il quale molte attività rimangono in piedi. E’ necessario tuttavia che si tenti di risolvere le problematiche più che subirle e lamentarsi, ad esempio sollecitando un maggior controllo alle autorità competenti sul lavoro nero e sulle attività illegali; organizzando cooperative per la produzione e la distribuzione dei materiali, analogamente a quanto avviene per il cibo, per contrastare la grande distribuzione, collaborando infine fra colleghi per far sentire la nostra voce.


Alfredo Rubertelli

Gatsby Style

Ritorna al cinema un film con un personaggio che ancora oggi può ispirare esteticamente il nostro uomo. Si tratta de “Il grande Gatsby”, dalla penna di Francis Scott Fitzgerald, ambientato nei ruggenti Anni Venti. Nella versione del 19XX erano Robert Redfort e Mia Farrow, e fu un grande successo. Oggi sono Leonardo Di Caprio e Carey Mulligan  ed il film è destinato a subissare il successo del precedente.

La storia e la trama del film sono noti: Fitzgerald descrive il suo personaggio Gatsby in tutta la sua carica seduttiva di dandy degli anni Venti, dove il repertorio estetico gioca un ruolo fondamentale.

Prima di tutto l’abito impeccabile della sartoria Brooks Brothers di Beverly Hills, sportivo un po’ gualcito con la camicia con il colletto soffice botton-down, oppure rigido per l’abito elegante. Le decine di camicie di seta, di tutti i colori con le cifre blu. Le scarpe su misura, stringate e bicolore. L’automobile decapottabile color panna con i sedili verdi e, punto di forza, la pettinatura bella e impeccabile che diventò un modello: la capigliatura, con la lunga scriminatura laterale, rimane aderente alla testa grazie alla brillantina. Il taglio, carrè, lungo davanti e con nuca quasi rasata. Uno stile, a diverse riprese, ripetuto in tempi successivi, anche da uomini senza pretese da dandy ed anche oggi, per uno stile particolarmente elegante, con la brillantina sostituita dal gel o da una cera.

L’interprete femminile, Carey Mulligan, è vestita da Miuccia Prada, che molta ricerca dedica sempre alle sue creazioni: lo stile Anni Venti domina anche la sua ultima collezione e Vogue America le ha già dedicato una copertina. Questo stile Prada Anni Venti sarà protagonista al Festival di Cannes, all’Epicentro Prada di New York e Tokio e il 30 giugno all’I.F.C. Mall di Shangai. Agli Anni Venti è anche dedicata la prossima collezione Brooks Brothers.

Tutto ritorna quindi e, aggiungo, quando una cosa è bella è giusto che venga riproposta con le dovute rivisitazioni, in tutti i campi del costume, dell’arte e del design.

Detto ciò , vogliamo scommettere che nel futuro l’uomo si vestira e si pettinerà nello stile del Grande Gatsby? Dopo tanto spettinato e rasato-fai-da-te, un ritorno “al bello”, che può anche creare nuove opporunità creative ed economiche per noi parrucchieri.

 

Alfredo Rubertelli

Parliamo di chignon

La primavera/estate vedrà il ritorno dei capelli corti, ma le irriducibili dei capelli lunghi potranno raccoglierli in chignon.

Parliamo di chignon. Il capello lungo legato in un raccolto ha origini antiche, è sempre esistito fin dai tempi degli egizi. Fino alla fine dell'Ottocento i capelli erano semplicemente raccolti lunghi in acconciature o parrucche. Ai primi del Novecento compaiono i primi tagli corti, pur essendo sempre presenti capelli lunghi, medio lunghi e chignon.

Le tendenze nei vari periodi hanno visto diversi modi di portare i capelli raccolti, dal fai-da-te di oggi, con mollettone o elastico modello palestra o piscina, ai capelli sciolti e semi legati. Dalla treccia agli altri sistemi per sollevare la chioma dal collo le varianti sono molte ma comunque casuali e poco eleganti.

Oggi, anche in relazione ad una tendenza moda più curata e femminile, si richiede per le donne di tutte le età una ricerca più mirata ed elegante di raccogliere i capelli, anche in base ai propri requisiti.

Sarebbe interessante avere pettinature che evidenziano uno studio, una ricerca ed uno stile in sinergia al proprio modo di vestire.

Possiamo vedere nelle foto vari modi id pettinarsi con chignon: le forme sono infinite e così pure i dettagli che caratterizzano un modo sexy, elegante o divertente di portare i capelli lunghi raccolti.

Noi parrucchieri potremmo educare le nostre clienti a pettinarsi, organizzando mini-corsi di formazione e spiegando i dettagli necessari per realizzare uno chignon.

Capiterà spesso che i professionisti più giovani non abbiano la preparazione in questo campo e non siano in grado di eseguire queste acconciature e dovranno quindi essere loro, per primi, ad imparare questa pratica per poterla praticare e consigliare.

Questo ritorno al capello lungo ben pettinato o al taglio medio e corto miglioreranno l'immagine di ragazze e signore, superando la passata tendenza al casuale, selvaggio e spettinato.

Il momento difficile che stiamo vivendo richiede più coraggio, come sempre avviene nei periodi di crisi; occorre molta più grinta e spinta motivazionale per soddisfare le istanze di rinnovamento. La crisi che subiamo avrà almeno questo effetto: produrre miglioramenti nella qualità e nel linguaggio estetico. Ciò è confermato anche negli acquisti: si compera meno, ma si ricerca la migliore qualità. Lo stesso dovrebbe valere per la cura dei capelli: più attenzione e buone scelte nell'individuare l'esperto che saprà produrre un cambiamento di immagine in direzione della qualità.

Detto ciò, prepariamoci ad affrontare una primavera-estate di donna in corto, medio o lungo con chignon, ma comunque più ricercata e pettinata.

La mia ultima esperienza di mercato, osservando le donne in strada, nello shopping o davanti alle scuole, mi ha mostrato una situazione tutta da cambiare: la donna oggi è ben vestita ma male pettinata.

Buon lavoro a tutti.

 

Alfredo Rubertelli



Nelle immagini a fianco:

Léa Seydoux, Sonia Rolland, Isabella Ferrari, Festival di Cannes 2013